Marchio registrato Studio Esoterico CornelioIl Regno della LunaUn sito dello Studio Esoterico Cornelio
La Luna nell'arte e nella poesia · Studio Esoterico Cornelio · 3 min di lettura

Pierrot lunaire: la maschera bianca innamorata della luna

Come Pierrot divenne la maschera della luna: dalla commedia dell'arte a Deburau, dai rondò di Albert Giraud a Laforgue fino al Pierrot lunaire di Schönberg.

Il volto infarinato, l'abito bianco e largo, lo sguardo malinconico rivolto al cielo: Pierrot è la maschera che più di ogni altra si è legata alla luna. Il suo percorso, dalle piazze del teatro italiano ai cabaret parigini e alle sale da concerto del Novecento, mostra come un personaggio comico possa trasformarsi in un simbolo dell'artista moderno, sognatore e disadattato, che confida all'astro notturno le proprie pene.

Da Pedrolino a Pierrot

Le origini risalgono alla commedia dell'arte, dove alla fine del Cinquecento compare Pedrolino, servo ingenuo e onesto, spesso vittima degli scherzi altrui. In Francia, con la Comédie-Italienne attiva a Parigi nel Seicento, il personaggio divenne Pierrot, vestito di bianco e dal volto pallido. Nel Settecento Antoine Watteau gli dedicò un celebre dipinto, conservato al Louvre e a lungo noto come Gilles, in cui la figura appare immobile e pensosa davanti allo spettatore.

Nel corso del Settecento si diffuse anche una canzone popolare francese, Au clair de la lune, in cui Pierrot è nominato accanto al chiaro di luna. Il legame tra la maschera e l'astro nacque forse dalla somiglianza tra il volto bianco del personaggio e il disco lunare, ma si rafforzò soprattutto nell'Ottocento, quando Pierrot cambiò carattere.

Deburau e il Pierrot romantico

Tra gli anni Venti e Quaranta dell'Ottocento il mimo Jean-Gaspard Deburau rese famoso Pierrot al Théâtre des Funambules, sul boulevard du Temple di Parigi. Senza parole, con gesti misurati e un'espressività sottile, Deburau ne fece un personaggio poetico e ambiguo, capace di far ridere e di commuovere. Scrittori come Théophile Gautier e Charles Nodier lo ammirarono, e il cinema lo ha ricordato nel film Les Enfants du paradis.

Da quel momento Pierrot divenne il malinconico per eccellenza: innamorato senza speranza di Colombina, escluso dal mondo, incline al sogno. Il suo pallore lo apparentava alla luna, che diventò la sua confidente naturale e talvolta il suo doppio. Nella seconda metà del secolo i poeti decadenti e simbolisti se ne impadronirono come di un alter ego.

Giraud, Laforgue e Schönberg

Nel 1884 il poeta belga Albert Giraud pubblicò Pierrot lunaire. Rondels bergamasques, una raccolta di cinquanta rondò in cui la maschera vive esperienze allucinate sotto la luce lunare. Due anni dopo Jules Laforgue diede alle stampe L'Imitation de Notre-Dame la Lune, dove la luna è venerata con ironia come una madonna fredda e sterile da una schiera di Pierrot disincantati.

I versi di Giraud, tradotti in tedesco da Otto Erich Hartleben nel 1892, attirarono l'attrice Albertine Zehme, che commissionò ad Arnold Schönberg un ciclo di melologhi. Il Pierrot lunaire op. 21, eseguito a Berlino il 16 ottobre 1912, comprende ventuno poesie divise in tre gruppi di sette, per voce recitante e cinque strumentisti. La voce usa lo Sprechgesang, un recitar cantando sospeso tra parola e canto, e il primo brano evoca il vino che gli occhi bevono dalla luna.

Con Schönberg il viaggio di Pierrot giunge al cuore dell'avanguardia musicale. La luna che lo accompagna non è più quella dolce dei romantici, ma un astro inquietante, insieme fonte di ispirazione e di follia. Proprio per questo la maschera bianca è diventata un'immagine durevole della condizione dell'artista, sospeso tra il riso e il pianto sotto una luce che lo affascina e lo tormenta.