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La Luna nell'arte e nella poesia · Studio Esoterico Cornelio · 3 min di lettura

Galileo e il Sidereus Nuncius: la Luna vista al cannocchiale

Nel 1610 il Sidereus Nuncius di Galileo rivelò una Luna montuosa e irregolare: le osservazioni, gli acquerelli, la luce cinerea e l'eco nell'arte del tempo.

Nel marzo del 1610 uscì a Venezia un libretto in latino di poche decine di pagine che cambiò per sempre il modo di guardare il cielo. Si intitolava Sidereus Nuncius, l'annunzio o il messaggero delle stelle, e lo firmava Galileo Galilei, allora professore di matematica all'Università di Padova. Tra le novità che annunciava, la prima e la più immediata riguardava la Luna: non una sfera perfetta e levigata, come voleva la tradizione aristotelica, ma un mondo di monti e di valli.

Un cannocchiale puntato verso la Luna

Nell'estate del 1609 Galileo aveva saputo dell'invenzione olandese di un tubo con lenti capace di avvicinare gli oggetti lontani. Ne costruì versioni sempre più potenti, fino a strumenti che ingrandivano una ventina di volte, e nell'autunno di quell'anno cominciò a osservare la Luna con regolarità. Lo colpì soprattutto il terminatore, la linea che separa la parte illuminata da quella in ombra: invece di essere netta, appariva frastagliata.

Galileo notò punti luminosi che spuntavano nella zona buia e si allargavano man mano che il Sole saliva, proprio come le cime dei monti terrestri si illuminano all'alba prima delle valli. Ne dedusse che la superficie lunare era coperta di rilievi e di cavità, e dalla lunghezza delle ombre calcolò che alcune montagne della Luna superavano in altezza molte di quelle della Terra.

Disegni e incisioni

Le osservazioni lunari sono documentate da una serie di acquerelli eseguiti dallo stesso Galileo, oggi conservati alla Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze. Galileo aveva studiato disegno e prospettiva, e la sua mano allenata seppe rendere con poche velature di inchiostro l'effetto della luce radente sui rilievi. Nel libro a stampa le immagini furono tradotte in incisioni, che mostrano la Luna in diverse fasi.

Non era il primo a disegnare la Luna al telescopio: l'inglese Thomas Harriot ne aveva tracciato uno schizzo già nell'estate del 1609. Ma Harriot non pubblicò nulla, mentre Galileo seppe interpretare ciò che vedeva e comunicarlo a tutta l'Europa colta. Il libro, dedicato a Cosimo II de' Medici, annunciava anche la scoperta dei quattro satelliti di Giove, battezzati stelle medicee.

La luce cinerea e l'eco nell'arte

Il Sidereus Nuncius affrontava anche la luce cinerea, il tenue chiarore che rende visibile la parte scura della Luna nei giorni vicini al novilunio. Galileo la spiegò come luce solare riflessa dalla Terra verso la Luna: un'idea che Leonardo da Vinci aveva già annotato nei suoi manoscritti, rimasti inediti. La Terra diventava così, a sua volta, una luna per la Luna.

La scoperta ebbe un'eco immediata anche nella pittura. Tra il 1610 e il 1612 Ludovico Cardi, detto il Cigoli, amico di Galileo, affrescò nella Cappella Paolina di Santa Maria Maggiore a Roma un'Immacolata che posa i piedi su una Luna segnata da crateri, proprio come quella descritta dal Nuncius. Era forse la prima volta che la nuova astronomia entrava in una chiesa.

Con il Sidereus Nuncius la Luna smise di essere un astro incorruttibile e divenne un corpo simile alla Terra, osservabile e misurabile. Quella scoperta, apparentemente semplice, minava la distinzione tra mondo celeste e mondo terrestre su cui si reggeva la fisica antica, e apriva la strada alla difesa del sistema copernicano che sarebbe costata a Galileo il processo del 1633.