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Divinità lunari · Studio Esoterico Cornelio · 2 min di lettura

Chandra e Soma: la Luna nella tradizione indiana, dai Veda ai Purana

Chandra e Soma nella tradizione indù: la bevanda vedica, le ventisette spose lunari, la maledizione di Daksha, la falce di Shiva e la dinastia lunare.

Nella tradizione indiana la Luna porta più nomi, e ognuno racconta una storia diversa. Chandra significa «splendente», Soma richiama invece la misteriosa bevanda sacra dei riti vedici, Indu evoca la goccia. Col passare dei secoli queste figure si sovrapposero fino a formare un'unica divinità lunare, che nei testi più tardi guida un carro nel cielo notturno ed è all'origine di una delle grandi stirpi regali dell'epica indiana.

La bevanda degli dèi

Nel Rigveda, la più antica raccolta di inni sacri dell'India, composta nel corso del II millennio a.C., Soma è anzitutto una pianta e la bevanda che se ne ricavava, offerta agli dèi durante i sacrifici e bevuta dai sacerdoti. Il nono libro dell'opera è interamente dedicato a Soma Pavamana, il Soma che si purifica scorrendo attraverso il filtro. L'identità botanica della pianta resta sconosciuta ed è oggetto di discussione da oltre un secolo.

Già nei Brahmana, testi rituali successivi ai Veda, Soma viene identificato con la Luna. L'idea che ne deriva è suggestiva: la Luna è la coppa celeste che contiene l'ambrosia, bevuta dagli dèi durante la fase calante e riempita di nuovo nella fase crescente. Il ciclo lunare diventa così il ritmo stesso del sacrificio cosmico.

Le ventisette spose e la maledizione

I Purana, raccolte mitologiche composte nel corso del primo millennio d.C., narrano che Chandra sposò ventisette figlie del saggio Daksha, che corrispondono alle ventisette costellazioni lunari, i nakshatra, attraversate dalla Luna nel suo mese siderale. Il dio però prediligeva una sola di esse, Rohini, e trascurava le altre. Offeso, Daksha lo maledisse condannandolo a consumarsi lentamente.

Secondo il racconto, l'intervento di Shiva attenuò la maledizione: la Luna non sarebbe scomparsa per sempre, ma avrebbe alternato periodi di declino e di crescita. È la spiegazione mitica delle fasi lunari. La tradizione collega questo episodio al santuario di Somnath, sulla costa del Gujarat, uno dei dodici jyotirlinga di Shiva. Lo stesso Shiva porta una falce di luna tra i capelli, ed è chiamato per questo Chandrashekhara, «colui che ha la Luna come diadema».

Un dio tra i pianeti e i re

Chandra è anche uno dei nove corpi celesti, i navagraha, venerati nei templi indiani e importanti nell'astrologia tradizionale, il jyotisha. Il lunedì, Somavara, è il suo giorno. Nell'iconografia guida un carro trainato da un'antilope o da cavalli bianchi e tiene in mano un fiore di loto. Un altro mito racconta che il dio rapì Tara, moglie di Brihaspati, maestro degli dèi, e che dalla loro unione nacque Budha, il pianeta Mercurio.

Da Budha, secondo le genealogie dei Purana, discende la Chandravamsha, la dinastia lunare, alla quale appartengono gli eroi del Mahabharata, Pandava e Kaurava, e la stirpe degli Yadava, da cui nasce Krishna. Accanto a essa la tradizione colloca la dinastia solare, quella di Rama. In India la Luna non è dunque solo un astro: è un antenato, e la sua luce scorre nel sangue dei re dell'epica.