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La Luna nell'arte e nella poesia · Studio Esoterico Cornelio · 3 min di lettura

Luciano di Samosata e la Storia vera: il primo viaggio sulla Luna

La Storia vera di Luciano di Samosata, II secolo d.C.: la nave sollevata fino alla Luna, la guerra tra Endimione e Fetonte e la parodia dei racconti di viaggio.

Il primo viaggio letterario sulla Luna di cui possediamo il racconto completo si apre con una dichiarazione di menzogna. Lo scrisse in greco, nel II secolo d.C., Luciano di Samosata, retore e scrittore satirico nato in una città della Siria romana sulle rive dell'Eufrate. Nel proemio della Storia vera l'autore avverte che l'unica cosa vera del libro è proprio questa: che racconterà soltanto cose mai viste, mai accadute e del tutto impossibili.

Una parodia dei racconti di viaggio

L'avvertenza non è un semplice gioco. Luciano prende di mira gli storici e i viaggiatori che riempivano le loro opere di prodigi spacciati per verità: cita Ctesia di Cnido, autore di un'opera sull'India, e Giambulo, che aveva descritto isole meravigliose nell'oceano, e risale fino all'Ulisse di Omero, maestro di racconti incredibili alla corte dei Feaci. La Storia vera è dunque una satira letteraria, divisa in due libri, che finge di imitare quei modelli spingendoli all'assurdo.

Il narratore salpa con cinquanta compagni oltre le Colonne d'Ercole, verso l'oceano occidentale, mosso soltanto dalla curiosità di conoscerne i confini. Dopo una prima isola, dove scorre un fiume di vino, la nave viene sollevata da un turbine e trascinata in aria per sette giorni e sette notti. All'ottavo giorno i viaggiatori scorgono una grande terra sospesa nel cielo, splendente e rotonda: è la Luna.

La guerra tra la Luna e il Sole

Sulla Luna regna Endimione, il bel pastore del mito amato da Selene, che vi è stato trasportato mentre dormiva. I viaggiatori vengono catturati dagli ippogipi, guerrieri che cavalcano enormi avvoltoi a tre teste, e condotti al re. Endimione è in guerra con Fetonte, re del Sole, per il possesso della stella del mattino, che entrambi vorrebbero colonizzare. Il narratore e i compagni si arruolano nell'esercito lunare.

La battaglia è un catalogo di invenzioni grottesche: cavalieri su gru, soldati con ali di foglie di lattuga, arcieri che cavalcano pulci più grandi di elefanti, ragni giganteschi che tessono una ragnatela tra la Luna e la stella del mattino. Vince il Sole, che costruisce un muro di nubi per togliere la luce alla Luna. La guerra si chiude con un trattato di pace, di cui Luciano riporta il testo in forma di parodia dei documenti diplomatici.

Costumi lunari e un ritorno pieno di sorprese

I Seleniti hanno usanze rovesciate rispetto a quelle terrestri. Non esistono donne, e i bambini nascono dal polpaccio degli uomini; quando muoiono, gli abitanti si dissolvono in fumo. Si nutrono dell'aroma di rane arrostite e hanno occhi che si possono togliere e rimettere. Nel palazzo reale c'è un pozzo sormontato da uno specchio: chi vi si affaccia vede e sente ciò che accade sulla Terra.

Ripartiti, i viaggiatori attraversano la città delle lucerne e Nubicuculia, la città delle nuvole immaginata da Aristofane negli Uccelli, prima di ricadere nell'oceano ed essere inghiottiti da una balena. Luciano tornò alla Luna anche nell'Icaromenippo, dove il filosofo Menippo vi giunge con un'ala d'aquila e una d'avvoltoio e vi incontra Empedocle, scagliato lassù dall'Etna.

Riscoperta dagli umanisti e tradotta in latino nel Quattrocento, la Storia vera esercitò un'influenza duratura: la si riconosce in Rabelais, in Cyrano de Bergerac e nei Viaggi di Gulliver di Swift. Per questo molti la considerano un antenato della fantascienza, anche se il suo scopo era un altro: ridere della credulità dei lettori e della disinvoltura di chi scrive.