Sin e Nanna, il dio Luna della Mesopotamia da Ur a Harran
Nanna-Sin, dio lunare di Sumeri e Babilonesi: la ziggurat di Ur, la sacerdotessa Enheduanna, il viaggio a Nippur e la devozione di Nabonedo a Harran.
In Mesopotamia la Luna era un dio maschile, padre di altri dèi e signore di una delle città più antiche del mondo. I Sumeri lo chiamavano Nanna, gli Accadi Suen e poi Sin. Per circa tre millenni, dalla fine del IV millennio a.C. fino all'età persiana, il suo culto accompagnò la storia di quella regione, e la sua falce, disegnata come una barca sospesa nel cielo, divenne uno dei simboli più diffusi dell'antico Vicino Oriente.
Il signore di Ur
Il centro principale del culto di Nanna era Ur, nel sud dell'odierno Iraq. Qui, alla fine del III millennio a.C., il re Ur-Namma, fondatore della terza dinastia di Ur, fece costruire una grande ziggurat, la torre a gradoni che sosteneva il tempio del dio. I resti di questo edificio, scavati e in parte restaurati nel Novecento, sono ancora oggi tra i monumenti più impressionanti della Mesopotamia. Molti secoli più tardi, nel VI secolo a.C., anche il re babilonese Nabonedo vi fece eseguire lavori di restauro.
Nella teologia sumerica Nanna era figlio di Enlil, il grande dio di Nippur, e padre di Utu, il Sole, e di Inanna, la dea della stella del mattino e della sera. La gerarchia è significativa: per i Mesopotamici era la Luna a generare il Sole, e non viceversa. Il calendario, fondato sui mesi lunari, rendeva il dio custode della misura del tempo e delle feste religiose.
Enheduanna, la sacerdotessa poeta
Uno dei nomi più celebri legati a Nanna è quello di Enheduanna, figlia di Sargon di Accad, che il padre nominò somma sacerdotessa del dio a Ur intorno al XXIII secolo a.C. La tradizione le attribuisce una serie di inni, tra cui composizioni dedicate a Inanna e una raccolta di inni ai templi di Sumer. Per questo viene spesso indicata come una delle prime autrici di cui conosciamo il nome, anche se alcuni studiosi discutono quanto di quei testi risalga davvero a lei.
La carica di somma sacerdotessa di Nanna rimase per secoli un ruolo di grande prestigio, spesso affidato a figlie di re. Un disco di alabastro scoperto a Ur durante gli scavi diretti da Leonard Woolley negli anni Venti mostra Enheduanna mentre partecipa a un rito, ed è una delle testimonianze più preziose di questa figura.
Il viaggio a Nippur e il culto di Harran
Un componimento sumerico narra il viaggio di Nanna a Nippur. Il dio carica una barca di doni, attraversa diverse città e giunge al tempio del padre Enlil, dal quale riceve in cambio prosperità per Ur. Il testo riflette probabilmente una processione reale delle statue divine lungo i canali, e mostra la Luna come un dio che viaggia, porta abbondanza e lega tra loro i centri del paese.
Nel nord della Mesopotamia, a Harran, sorgeva un altro grande santuario di Sin, l'Ehulhul. La madre di Nabonedo, Adad-guppi, fu una devota del dio, e lo stesso Nabonedo, ultimo re di Babilonia prima della conquista persiana del 539 a.C., ne promosse il culto con un fervore che gli procurò l'ostilità del clero di Marduk. A Harran la venerazione della Luna sopravvisse in forme diverse fino al Medioevo, ricordo tenace di uno degli dèi più antichi della storia.