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Divinità lunari · Studio Esoterico Cornelio · 2 min di lettura

Khonsu, il viaggiatore notturno: il dio lunare di Tebe e di Karnak

Khonsu, figlio di Amon e Mut nella triade tebana: il nome, l'iconografia del giovane con la falce, il tempio di Karnak e la leggenda della stele di Bentresh.

Il nome di Khonsu viene di norma interpretato come «il viaggiatore» o «colui che attraversa», un'immagine chiara della Luna che percorre ogni notte il cielo e ogni mese cambia aspetto. A Tebe, la grande capitale religiosa dell'Egitto del Nuovo Regno, Khonsu divenne il figlio della coppia divina formata da Amon e Mut, e il suo culto raggiunse un'importanza che i testi più antichi non lasciavano prevedere.

Un dio antico e temibile

Khonsu compare già nei Testi delle piramidi, le iscrizioni funerarie incise nelle camere sepolcrali dei re della fine dell'Antico Regno, nel XXIV secolo a.C. circa. Nel cosiddetto Inno cannibale, presente nella piramide di Unas, Khonsu è una figura feroce che aiuta il re defunto a catturare e sacrificare gli dèi per assorbirne la potenza. Questo aspetto violento contrasta con l'immagine giovanile che il dio avrà in seguito.

Nel corso del Medio e del Nuovo Regno, infatti, Khonsu assunse un carattere più benevolo. A Tebe fu inserito nella triade con Amon, re degli dèi, e con Mut, dea madre, nel ruolo del figlio. Le grandi feste tebane, come quella di Opet, vedevano le barche sacre della triade sfilare in processione lungo il Nilo e tra i templi di Karnak e Luxor.

Il giovane con la falce di luna

L'iconografia di Khonsu è facilmente riconoscibile. Il dio è raffigurato come un giovane, spesso in forma mummiforme, con la treccia laterale tipica dei bambini egizi, il disco e la falce lunare sul capo, e in mano lo scettro, il pastorale e il flagello, simboli della regalità. Talvolta appare con la testa di falco sormontata dal disco lunare, un'immagine che lo avvicina a Horus.

Nel recinto di Karnak sorge il tempio di Khonsu, costruito soprattutto sotto Ramses III e completato dai suoi successori, tra cui il sommo sacerdote Herihor, che vi fece incidere la propria immagine con titoli quasi regali. È considerato uno degli esempi più completi di tempio egizio del Nuovo Regno, con il pilone, il cortile, la sala ipostila e il santuario disposti in sequenza.

La stele di Bentresh

La fama di Khonsu come dio capace di scacciare i mali è documentata da un testo singolare, la stele di Bentresh, oggi al Louvre. Il racconto è ambientato al tempo di Ramses II: una principessa del lontano paese di Bakhtan è posseduta da uno spirito, e il faraone invia una statua di Khonsu che, secondo la narrazione, la libera. La stele fu però composta molti secoli dopo, probabilmente in età persiana o tolemaica, forse per accrescere il prestigio del culto.

In quell'epoca tarda Khonsu era venerato anche altrove, per esempio a Kom Ombo, dove formava una triade con Sobek e Hathor. La sua storia mostra un tratto comune a molte divinità lunari: la Luna, che cresce e cala senza mai scomparire del tutto, diventa immagine di un potere che protegge e rinnova. Khonsu, il viaggiatore della notte, rimane uno dei volti più eleganti di questa idea nell'antico Egitto.