Thoth, il dio ibis della Luna, della scrittura e del calcolo del tempo
Thoth, dio lunare egizio dalla testa di ibis: Ermopoli, il ruolo nel giudizio dei morti, il mito plutarcheo dei cinque giorni aggiunti e Ermete Trismegisto.
Se il Sole era per gli Egiziani il re del cielo, la Luna era il suo scriba e il suo contabile. Thoth, in egiziano Djehuty, è il dio che misura, calcola e registra: inventore della scrittura secondo la tradizione, signore della sapienza e custode del calendario. Il suo legame con la Luna non è un'aggiunta tarda ma un tratto antico, visibile nelle immagini che lo mostrano con il disco e la falce lunare sopra il capo.
L'ibis e il babbuino
Thoth era rappresentato in due forme animali. La più nota è quella dell'ibis, o di un uomo con la testa di ibis, il cui becco ricurvo è stato spesso paragonato alla falce della Luna. L'altra è quella del babbuino, animale che gli Egiziani osservavano mentre sembrava salutare con grida il sorgere degli astri. Entrambe le forme compaiono con il disco lunare, e talvolta il babbuino siede composto con le mani sulle ginocchia.
Il suo centro di culto principale era Khemenu, la città che i Greci chiamarono Ermopoli Magna, nel Medio Egitto, presso l'odierna el-Ashmunein. Nella vicina necropoli di Tuna el-Gebel sono state rinvenute gallerie sotterranee con un numero enorme di ibis e babbuini mummificati, offerti dai pellegrini nelle epoche più tarde. Nella stessa necropoli si trova la tomba di Petosiri, sommo sacerdote di Thoth vissuto alla fine del IV secolo a.C.
Lo scriba del giudizio
Nei testi funerari Thoth ha un ruolo centrale. Nella scena del giudizio descritta nel capitolo 125 del Libro dei morti, il cuore del defunto viene pesato sulla bilancia contro la piuma di Maat, la verità e l'ordine cosmico, e Thoth registra l'esito su una tavoletta da scriba. La sua funzione non è quella di giudicare ma di attestare con esattezza, come la Luna che segna il tempo senza mai sbagliare.
Il primo mese del calendario civile egizio portava il suo nome, Thoth, e gli Egiziani gli attribuivano la conoscenza dei computi astronomici. Era chiamato signore del tempo e calcolatore degli anni, titoli che riflettono un'osservazione concreta: il mese lunare era uno dei primi strumenti con cui l'uomo misurò il trascorrere dei giorni.
La partita a dadi con la Luna
Plutarco, nel trattato Su Iside e Osiride, riferisce un racconto che spiega l'origine dei cinque giorni aggiunti alla fine dell'anno egizio di 360 giorni. Il Sole aveva maledetto la dea Nut, impedendole di partorire in qualunque mese dell'anno. Ermes, cioè Thoth per i Greci, giocò allora a dadi con la Luna e le vinse la settantesima parte di ogni sua luce, con cui formò cinque nuovi giorni. In essi nacquero Osiride, Iside e gli altri figli di Nut.
L'identificazione greca di Thoth con Ermes ebbe conseguenze durature. Da essa nacque la figura di Ermete Trismegisto, il «tre volte grandissimo», al quale furono attribuiti i trattati del Corpus Hermeticum, composti in greco nei primi secoli dell'era cristiana. Marsilio Ficino li tradusse in latino a Firenze nel 1463, e attraverso di lui il dio lunare di Ermopoli entrò nel cuore dell'esoterismo rinascimentale europeo.