Ixchel e la dea lunare dei Maya: Cozumel, i codici e un'identità discussa
Ixchel nelle fonti coloniali e nei codici maya: il santuario di Cozumel, la protezione dei parti, la giovane dea con il coniglio e il dibattito degli studiosi.
Nell'immaginario contemporaneo Ixchel è la grande dea maya della Luna, della tessitura e del parto. La realtà documentaria è più complessa e, per questo, più interessante. Il nome Ixchel compare nelle fonti spagnole del periodo coloniale, mentre le immagini della dea lunare provengono da vasi, figurine e codici di epoche diverse. Ricomporre queste testimonianze in un'unica figura è stato uno dei grandi temi degli studi maya del Novecento, e il dibattito resta aperto.
Le pellegrine di Cozumel
La fonte più citata è la Relación de las cosas de Yucatán del vescovo francescano Diego de Landa, scritta intorno al 1566 e giunta a noi in una copia ridotta. Landa ricorda Ixchel come dea legata alla nascita dei bambini e riferisce che le donne, al momento del parto, ponevano sotto il letto una sua immagine. Altri cronisti descrivono i pellegrinaggi che dalla penisola dello Yucatán raggiungevano l'isola di Cozumel, dove sorgeva un importante santuario della dea.
Anche il nome di Isla Mujeres, l'isola delle donne, risale a quegli anni. Secondo la tradizione fu dato dagli Spagnoli della spedizione di Francisco Hernández de Córdoba, nel 1517, dopo avervi trovato numerose figure femminili in pietra. Non sappiamo con certezza se rappresentassero Ixchel, ma la notizia testimonia l'importanza delle divinità femminili lungo quella costa.
La giovane e l'anziana dei codici
Nei codici maya, in particolare nel Codice di Dresda, gli studiosi distinguono due figure femminili principali, indicate con lettere convenzionali. La dea I è giovane e viene spesso associata alla Luna, all'amore e alla fertilità. La dea O è invece un'anziana, talvolta con artigli e serpenti tra i capelli, che versa acqua da un vaso ed è collegata alle piogge torrenziali e alla medicina.
Nel periodo classico, tra il III e il IX secolo d.C., la dea lunare compare su vasi dipinti e figurine come una giovane seduta dentro la falce di luna, spesso con un coniglio tra le braccia. È un'immagine che richiama la stessa lettura delle macchie lunari diffusa in tutta la Mesoamerica. Alcune figurine dell'isola di Jaina mostrano anche donne al telaio, e questo ha alimentato il collegamento tra la Luna e la tessitura.
Un'identificazione da rileggere
Nel corso del Novecento lo studioso britannico J. Eric S. Thompson propose di riconoscere in Ixchel la dea lunare dei Maya, unendo in un solo personaggio la giovane e l'anziana. La sua sintesi ebbe grande successo, ma ricerche più recenti, basate anche sulla decifrazione dei geroglifici, tendono a considerare Ixchel soprattutto l'anziana dea O, il cui nome nei codici sembra leggersi Chak Chel, e a distinguerla dalla giovane dea della Luna.
Il caso di Ixchel mostra come le divinità antiche ci arrivino spesso attraverso filtri successivi: la memoria dei popoli indigeni, lo sguardo dei missionari, le interpretazioni degli studiosi moderni. Ciò che resta certo è l'importanza di una dea femminile legata alla nascita, al pellegrinaggio di Cozumel e al cielo notturno, venerata per secoli nelle terre dello Yucatán.