Pesach, Sukkot e Purim: le feste ebraiche della luna piena
Perché Pesach, Sukkot e Purim cadono sotto la luna piena: il giorno 15 del mese lunare, Nisan e Tishri, Tu Bishvat, Tu Be'Av e il Kiddush Levanah.
Chi osserva il cielo nelle notti delle grandi feste ebraiche nota quasi sempre la stessa cosa: la Luna è piena o quasi. Non è un caso. Il calendario ebraico fa iniziare il mese con la Luna nuova, e alcune delle ricorrenze più importanti cadono il giorno 15, a metà del mese, quando il disco lunare è illuminato per intero. La luce notturna accompagna così il racconto dell'Esodo, il soggiorno nelle capanne e la memoria della salvezza narrata nel libro di Ester.
Pesach e la notte dell'Esodo
Il libro dell'Esodo, al capitolo 12, stabilisce che il mese della liberazione dall'Egitto sia per Israele il primo dei mesi. L'agnello pasquale veniva immolato il 14 del mese, e la festa degli Azzimi iniziava la sera stessa, con il 15. Nei testi più antichi il mese è chiamato Aviv, cioè il mese delle spighe, e in quelli successivi all'esilio Nisan. Il legame con la primavera è dunque scritto nel nome stesso.
La sera del seder, la cena rituale che apre Pesach, si svolge così sotto la luna piena di primavera. Questa coincidenza ebbe conseguenze anche per il cristianesimo: la morte e la risurrezione di Gesù, collocate dai Vangeli nei giorni di Pasqua, legarono per sempre la festa cristiana a quella stessa luna, e il calcolo della data pasquale divenne uno dei grandi problemi della scienza medievale.
Sukkot e il mese di Tishri
Sei mesi dopo, il 15 di Tishri, inizia Sukkot, la festa delle capanne, prescritta dal Levitico al capitolo 23. Per sette giorni si abita, o almeno si mangia, in capanne provvisorie, in ricordo del cammino nel deserto. Anche qui la luna piena, che cade in autunno vicino all'equinozio, illumina le notti della festa. Il mese di Tishri si era aperto con Rosh Hashanah, il Capodanno, quando la Luna era appena un filo sottile.
Nell'antichità Sukkot era anche una festa del raccolto, e la Mishnah descrive le cerimonie notturne nel Tempio, con grandi candelabri accesi nel cortile e uomini pii che danzavano con fiaccole in mano. Secondo lo stesso testo, non c'era cortile a Gerusalemme che non fosse illuminato da quella luce. La luna piena d'autunno faceva da sfondo a una delle feste più gioiose dell'anno.
Purim, Tu Bishvat e Tu Be'Av
Purim, che ricorda le vicende narrate nel libro di Ester, si celebra il 14 di Adar, e nelle città anticamente cinte di mura, come Gerusalemme, il 15. Negli anni con due mesi di Adar si celebra nel secondo, così che resti a un mese da Pesach. Anche Tu Bishvat, il capodanno degli alberi, cade il 15 del mese di Shevat: il nome stesso significa quindicesimo di Shevat, scritto con le lettere ebraiche che valgono nove e sei.
C'è poi Tu Be'Av, il 15 del mese di Av, ricordato dalla Mishnah come un giorno in cui le giovani di Gerusalemme uscivano vestite di bianco a danzare nelle vigne. È una ricorrenza minore, ma conferma una tendenza precisa: il plenilunio, a metà mese, era il momento naturale per riunire la comunità di notte, quando la luce della Luna rendeva possibili celebrazioni all'aperto.
Il ritmo lunare non riguarda solo le feste di metà mese. Il Rosh Chodesh, l'inizio di ogni mese, è segnato da preghiere speciali, e in molte comunità si recita all'aperto, nei giorni che seguono la Luna nuova e prima del plenilunio, una benedizione per la Luna crescente, il Kiddush Levanah. Il calendario diventa così un dialogo continuo tra il tempo degli uomini e quello del cielo.