Il calendario islamico dell'Egira: dodici mesi lunari senza correzioni
Il calendario Hijri: anno di 354 giorni, i dodici mesi da Muharram a Dhu al-Hijja, i mesi sacri, l'era dell'Egira del 622 e l'osservazione dello hilal.
Fra i grandi calendari del mondo, quello islamico è l'unico ancora largamente usato a essere puramente lunare. Non aggiunge mesi per inseguire il Sole: i suoi dodici mesi durano 29 o 30 giorni e l'anno conta 354 o 355 giorni. Il risultato è che ogni data scivola di circa undici giorni all'indietro rispetto al calendario gregoriano, e in circa trentatré anni attraversa tutte le stagioni. È una scelta religiosa precisa, radicata nel Corano.
Le radici coraniche
Il versetto 36 della nona sura afferma che «il numero dei mesi presso Dio è dodici» e che quattro di essi sono sacri. La tradizione identifica i mesi sacri con Muharram, Rajab, Dhu al-Qa'da e Dhu al-Hijja, periodi in cui nell'Arabia preislamica erano sospese le ostilità. Il versetto successivo condanna il nasi', termine che indicava lo spostamento o l'aggiunta di mesi: la sua interpretazione esatta è discussa, ma il risultato fu l'abbandono di ogni intercalazione.
Molti storici ritengono che l'Arabia preislamica usasse un calendario lunare corretto di tanto in tanto con un mese aggiunto, che teneva le fiere e il pellegrinaggio in stagioni relativamente fisse. Con l'abolizione di quell'uso, il pellegrinaggio alla Mecca, lo Hajj, e il digiuno di Ramadan cominciarono a ruotare liberamente lungo tutto l'anno solare.
L'era dell'Egira
Il conteggio degli anni fu introdotto alcuni anni dopo la morte del Profeta, sotto il califfo Umar, intorno al 638 d.C. Come punto di partenza venne scelto l'anno dell'Egira, la migrazione di Muhammad e dei suoi compagni dalla Mecca a Medina, avvenuta nel 622. L'anno 1 inizia con il primo giorno di Muharram, fatto corrispondere per convenzione al 16 luglio 622 del calendario giuliano; le date si indicano con la sigla AH, dal latino anno Hegirae.
I dodici mesi sono Muharram, Safar, Rabi' al-awwal, Rabi' al-thani, Jumada al-ula, Jumada al-akhira, Rajab, Sha'ban, Ramadan, Shawwal, Dhu al-Qa'da e Dhu al-Hijja. Alcuni nomi conservano tracce delle stagioni dell'antico calendario arabo: Rabi' richiama la primavera dei pascoli e Ramadan, secondo un'etimologia diffusa, il calore intenso. Oggi quei riferimenti non hanno più alcun rapporto con il clima.
Osservazione e calcolo
L'inizio del mese è tradizionalmente legato alla vista dello hilal, il primo crescente dopo la Luna nuova. Poiché la visibilità dipende dal luogo, dall'atmosfera e dall'altezza della Luna sull'orizzonte, paesi diversi possono iniziare lo stesso mese con un giorno di differenza. Accanto all'osservazione esistono calendari calcolati: l'Arabia Saudita usa per gli scopi civili il calendario di Umm al-Qura, basato su criteri astronomici.
Gli astronomi medievali svilupparono anche un calendario tabulare, con un ciclo di trent'anni in cui undici anni hanno 355 giorni. Serviva per scopi amministrativi e storici, e ancora oggi permette di convertire con buona approssimazione le date islamiche in quelle cristiane. Non sostituisce però la tradizione dell'osservazione, che resta decisiva per l'inizio di Ramadan e delle due grandi feste dell'anno.
Per l'astronomia islamica, la necessità di prevedere la visibilità del crescente fu uno stimolo potente. Studiosi come al-Battani e al-Biruni affrontarono il problema con strumenti matematici raffinati, e le tavole astronomiche, gli zij, includevano spesso capitoli dedicati proprio alla Luna nuova. Un calendario nato dall'osservazione a occhio nudo finì così per alimentare una delle tradizioni scientifiche più ricche del Medioevo.