Il calendario greco antico: i mesi di Atene e la luna nuova
I mesi del calendario attico da Ecatombeone a Sciroforione, la noumenia, i giorni del mese in Esiodo, gli arconti e la Luna offesa delle Nuvole.
Nella Grecia antica non esisteva un solo calendario. Ogni città aveva il proprio, con nomi di mesi diversi, un diverso inizio dell'anno e magistrati incaricati di regolarlo. Il meglio conosciuto è quello di Atene, ricostruito grazie a iscrizioni, autori classici e commentatori antichi. Era un calendario lunisolare: i mesi seguivano la Luna, ma l'anno iniziava con la prima Luna nuova dopo il solstizio d'estate e restava ancorato alle stagioni grazie a mesi aggiunti.
I dodici mesi attici
I mesi ateniesi erano Ecatombeone, Metagitnione, Boedromione, Pianepsione, Memacterione, Posideone, Gamelione, Antesterione, Elafebolione, Munichione, Targelione e Sciroforione. I nomi derivavano in gran parte da feste religiose: Ecatombeone dall'ecatombe, il grande sacrificio, Antesterione dalle Antesterie, la festa dei fiori e del vino nuovo, Targelione dalle Targelie in onore di Apollo. Quando occorreva un mese in più, di solito si ripeteva Posideone.
Nel mese di Ecatombeone si celebravano le Panatenee, che ogni quattro anni assumevano la forma solenne delle Grandi Panatenee; in Boedromione si svolgevano i Misteri di Eleusi, in Elafebolione le Grandi Dionisie con gli agoni teatrali. Il calendario era dunque prima di tutto un calendario di feste, e conoscerlo significava sapere quando e come onorare ciascuna divinità della città.
I giorni del mese
Il primo giorno del mese si chiamava noumenia, luna nuova. I giorni successivi si contavano in tre decadi: la prima del mese crescente, la seconda del mese al colmo, la terza del mese calante, in cui spesso si contava all'indietro verso la fine. L'ultimo giorno era chiamato «il vecchio e nuovo», perché in esso la Luna vecchia lasciava il posto a quella nuova, secondo una formula che si attribuiva già a Solone.
Esiodo, nelle Opere e i giorni, dedica una sezione ai giorni del mese, indicando quali siano propizi alla semina, alle nozze o alla tosatura delle pecore, e li chiama giorni che vengono da Zeus. È un documento prezioso, perché mostra come già nell'età arcaica la scansione lunare del mese fosse carica di significati morali e religiosi, accanto a quelli pratici legati al lavoro dei campi.
Arconti, aggiustamenti e lamentele della Luna
La gestione del calendario era nelle mani dei magistrati, che potevano inserire o sottrarre giorni per ragioni politiche o rituali. Alcune iscrizioni di età ellenistica riportano date doppie, con un giorno secondo l'arconte e uno secondo il dio, cioè secondo la Luna. Accanto al calendario delle feste, Atene usava anche un calendario amministrativo, diviso in pritanie, i periodi in cui ciascuna tribù presiedeva il Consiglio.
Aristofane si prende gioco di queste irregolarità nelle Nuvole, rappresentate per la prima volta nel 423 a.C.: il coro riferisce che la Luna è indignata perché gli Ateniesi non tengono più il conto dei giorni come si deve, al punto che gli dèi restano senza cena, avendo atteso una festa nel giorno sbagliato. È una scena comica, ma presuppone un pubblico che conosceva bene il problema.
Proprio ad Atene, nel 432 a.C., l'astronomo Metone propose un ciclo di diciannove anni per regolare i mesi intercalari. Non è chiaro se il calendario civile ateniese lo abbia mai adottato in modo sistematico, ma il ciclo ebbe grande fortuna tra gli astronomi. La varietà dei calendari greci resta una lezione importante: per i Greci la misura del tempo era un fatto civico, prima ancora che scientifico.