L'arcano della Luna: storia e iconografia del diciottesimo trionfo
La carta della Luna nei tarocchi: dai trionfi Visconti-Sforza ai mazzi di Marsiglia di Noblet e Conver, fino a Court de Gébelin, Lévi e il mazzo Waite-Smith.
Nei mazzi di tarocchi l'arcano della Luna, numerato diciotto nella sequenza più diffusa, si colloca tra la Stella e il Sole, nel gruppo delle carte celesti che precede il Giudizio e il Mondo. Nato nell'Italia del Quattrocento come carta di un gioco, il trionfo della Luna ha cambiato aspetto nel corso dei secoli e si è caricato, soprattutto dalla fine del Settecento, di significati esoterici. La sua storia iconografica è un piccolo specchio della tradizione lunare europea.
Le carte delle corti italiane
I tarocchi nascono nelle corti dell'Italia settentrionale nella prima metà del Quattrocento, con il nome di «trionfi», come carte aggiunte al mazzo comune per un gioco di prese. Tra i mazzi più antichi conservati ci sono quelli dipinti per i Visconti e gli Sforza di Milano, attribuiti in parte a Bonifacio Bembo e oggi divisi tra varie raccolte, tra cui la Morgan Library di New York, l'Accademia Carrara di Bergamo e la collezione della famiglia Colleoni.
Nella carta della Luna del mazzo Visconti-Sforza compare una figura femminile che regge una falce lunare, in un'immagine elegante e priva di elementi inquietanti. In altri mazzi italiani del Quattrocento la Luna è rappresentata con figure diverse, tra cui astronomi intenti a misurare il cielo con un compasso, a testimonianza di un legame con la cultura scientifica e astrologica del tempo. Le varianti mostrano che non esisteva ancora un'iconografia fissa.
La Luna dei Tarocchi di Marsiglia
L'immagine oggi più familiare si fissò in Francia, nei mazzi del tipo detto di Marsiglia, prodotti tra Seicento e Settecento da cartai come Jean Noblet, attivo a Parigi verso la metà del Seicento, e Nicolas Conver, che nel 1760 pubblicò a Marsiglia un mazzo destinato a grande fortuna. La Luna vi appare in alto con un volto di profilo, mentre gocce colorate sembrano salire verso di lei o cadere dal cielo.
Sotto la Luna si trovano due cani, o un cane e un lupo secondo alcune letture, che sembrano abbaiare verso l'alto, due torri ai lati della scena e uno specchio d'acqua da cui emerge un gambero. Ogni elemento ha ricevuto nei secoli interpretazioni diverse. Il gambero richiama il segno del Cancro, domicilio della Luna nell'astrologia classica; i cani evocano l'antico legame tra la Luna e la dea Ecate, accompagnata nei miti da cani notturni.
La lettura esoterica
La trasformazione dei tarocchi in strumento esoterico cominciò nel 1781, quando Antoine Court de Gébelin, nell'ottavo volume del Monde primitif, sostenne che le carte conservassero l'antica sapienza egizia. L'ipotesi, priva di fondamento storico, ebbe un successo enorme e fu sviluppata da Etteilla e poi, nell'Ottocento, da Éliphas Lévi, che collegò gli arcani alle lettere dell'alfabeto ebraico. La Luna divenne così simbolo dell'illusione, dei sogni e dei pericoli nascosti.
Nel 1909 il mazzo disegnato da Pamela Colman Smith su indicazioni di Arthur Edward Waite riprese l'iconografia marsigliese con alcune modifiche: un sentiero che si snoda tra le torri verso le montagne, un cane e un lupo chiaramente distinti, la Luna che unisce falce e disco pieno con un volto. Questa versione, diffusissima nel mondo anglosassone, ha contribuito a fissare la lettura della Luna come carta del mistero e del cammino attraverso l'oscurità.
L'arcano della Luna attraversa sei secoli di storia, dalle corti milanesi alle botteghe dei cartai marsigliesi fino ai circoli occultisti dell'Ottocento. In ciascuna fase ha raccolto elementi della tradizione lunare, dalla falce degli astrologi al gambero del Cancro, dai cani di Ecate alla notte dei sogni, diventando una sintesi visiva di quanto la cultura europea ha immaginato sul nostro satellite.