Via combusta e Luna vuota di corso: la Luna degli astrologi medievali
La Luna nell'astrologia medievale araba e latina: Albumasar, Sahl ibn Bishr, Guido Bonatti, la via combusta e la Luna vuota di corso nelle interrogazioni.
Nell'astrologia medievale, araba e latina, la Luna era considerata il pianeta decisivo nelle questioni pratiche. Essendo il più veloce, toccava in pochi giorni tutti i segni e tutti gli altri pianeti, e per questo era vista come la «portatrice» delle loro influenze verso la Terra. I manuali dedicati alla scelta dei momenti propizi e alle interrogazioni, cioè alle risposte tratte dal cielo dell'istante in cui veniva posta una domanda, le riservavano regole numerose e minuziose.
Da Baghdad a Forlì
Le regole sulla Luna arrivarono in Europa con le traduzioni del XII secolo da autori come Abu Ma'shar, noto in latino come Albumasar, e Sahl ibn Bishr, astrologo ebreo attivo nel IX secolo, i cui trattati sulle elezioni e sulle interrogazioni circolarono a lungo nelle biblioteche latine. In essi la Luna compare come cosignificatrice di quasi ogni questione: il suo stato e i suoi movimenti indicavano come si sarebbe sviluppata la faccenda.
Il più celebre erede italiano di questa tradizione fu Guido Bonatti di Forlì, attivo nel XIII secolo e consigliere di signori ghibellini come Guido da Montefeltro. Il suo Liber astronomiae, vasta enciclopedia astrologica, raccoglie e ordina le dottrine arabe con un tono spesso polemico. Dante lo collocò tra gli indovini nel ventesimo canto dell'Inferno, con il verso «Vedi Guido Bonatti; vedi Asdente», segno della sua fama e della diffidenza che suscitava.
La via combusta
Tra le nozioni più caratteristiche c'era la via combusta, un tratto dello zodiaco che i testi medievali collocano di solito tra la metà della Bilancia e la metà dello Scorpione. Quando la Luna vi transitava la si giudicava indebolita, quasi bruciata, e le imprese iniziate in quei giorni erano considerate sfavorite. L'origine della dottrina non è chiara: sono state proposte spiegazioni diverse, dalla caduta del Sole nella Bilancia alla presenza di stelle ritenute nefaste.
Altrettanto temuta era la combustione vera e propria, cioè la vicinanza della Luna al Sole intorno al novilunio, quando l'astro scompare nei suoi raggi. In quel periodo la Luna era considerata priva di forza, salvo nell'istante della congiunzione esatta, detto cazimi, «nel cuore del Sole», in cui al contrario la si riteneva rafforzata. Queste distinzioni sottili mostrano come gli astrologi traducessero in regole un fenomeno visibile a tutti: la scomparsa e la rinascita della falce.
La Luna vuota di corso
Un'altra regola riguardava la Luna «vuota di corso», in latino vacua cursus. Si diceva così quando la Luna, prima di lasciare il segno in cui si trovava, non formava più alcun aspetto con gli altri pianeti. Per gli autori medievali era il segnale che la faccenda in questione non avrebbe avuto seguito, che nulla sarebbe accaduto o che le cose sarebbero rimaste come erano. Bonatti la cita spesso tra le condizioni da evitare nell'avviare un'impresa.
Accanto alla Luna vuota di corso, i trattati elencano altre condizioni sfavorevoli, come la Luna «assediata» tra due pianeti malefici, lenta nel moto oppure collocata negli ultimi gradi di un segno. L'elenco di questi impedimenti, che risale in parte a Doroteo di Sidone e a Sahl ibn Bishr, divenne una sorta di lista ripetuta in tutta la letteratura astrologica fino al Seicento, compresa la Christian Astrology pubblicata dall'inglese William Lilly nel 1647.
Queste dottrine non descrivono un influsso misurabile, ma rivelano il modo di pensare di un'epoca. La Luna, astro mutevole e veloce, era percepita come il tramite tra il cielo e le vicende umane, e ogni sua condizione diventava un segno da interpretare. Leggere Bonatti o i suoi modelli arabi significa osservare la nascita di un linguaggio tecnico che ha lasciato tracce durature nella cultura europea.