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Calendari lunari · Studio Esoterico Cornelio · 3 min di lettura

Il calendario induista: tithi, nakshatra e mesi intercalari

Il calendario lunisolare indiano: il tithi o giorno lunare, le due quindicine, i ventisette nakshatra, i sistemi amanta e purnimanta e l'adhika masa.

Nel subcontinente indiano convivono da secoli numerosi calendari regionali, ma quasi tutti condividono una base comune: un sistema lunisolare in cui la Luna scandisce i giorni rituali e il Sole regola l'anno. Le grandi feste dell'induismo, da Holi a Diwali, si stabiliscono con questo calendario, e per questo cambiano data ogni anno rispetto al calendario gregoriano. Le sue unità di misura, nate dall'astronomia indiana antica, sono tra le più sottili mai concepite per descrivere il moto della Luna.

Il tithi, giorno lunare

L'unità fondamentale è il tithi, il giorno lunare. Il mese è diviso in trenta tithi, ognuno dei quali corrisponde a un aumento di dodici gradi della distanza angolare tra la Luna e il Sole. Poiché la Luna non si muove a velocità costante, un tithi può durare meno o più di un giorno solare: può capitare che un tithi non sia in corso a nessuna alba, oppure che lo sia per due albe consecutive. Di norma è il tithi in corso al sorgere del Sole a dare il nome al giorno.

I trenta tithi si dividono in due metà, chiamate paksha: la quindicina luminosa, shukla paksha, dalla Luna nuova alla piena, e la quindicina oscura, krishna paksha, dalla piena alla nuova. La luna piena si chiama purnima, la Luna nuova amavasya. Molte ricorrenze sono indicate semplicemente con il numero del tithi e la quindicina, come l'ottavo giorno della metà oscura, data tradizionale della nascita di Krishna.

Le dimore lunari

Accanto ai tithi, l'astronomia indiana divide lo zodiaco in ventisette nakshatra, le dimore lunari, che la Luna attraversa al ritmo di circa una al giorno durante il suo giro di poco più di ventisette giorni. Alcune fonti antiche ne contano ventotto. I nakshatra compaiono già nei testi vedici e nel Vedanga Jyotisha, il più antico trattato indiano di astronomia calendariale, la cui datazione resta discussa.

Dai nakshatra derivano i nomi dei mesi. Un mese prende il nome della dimora in cui cade, di norma, la sua luna piena: Chaitra da Chitra, Vaishakha da Vishakha, Kartika da Krittika, cioè le Pleiadi. I dodici mesi sono Chaitra, Vaishakha, Jyeshtha, Ashadha, Shravana, Bhadrapada, Ashvina, Kartika, Margashirsha, Pausha, Magha e Phalguna, e ciascuno conserva così nel nome un riferimento al cielo notturno.

Due modi di contare il mese

Esistono due convenzioni principali. Nel sistema amanta, diffuso nell'India meridionale e occidentale, il mese termina con la Luna nuova; nel sistema purnimanta, prevalente al nord, termina con la luna piena. La stessa notte può quindi appartenere a mesi con nomi diversi a seconda della regione, senza che cambi la data della festa. Diwali, per esempio, cade nella Luna nuova che chiude il mese di Ashvina nel computo amanta e che si trova a metà di Kartika in quello purnimanta.

Per mantenere l'accordo con il Sole si aggiunge un mese intercalare, adhika masa, circa ogni trentadue o trentatré mesi. La regola è simile a quella cinese: il mese lunare durante il quale il Sole non entra in un nuovo segno zodiacale viene raddoppiato. I calcoli tradizionali si basano su trattati classici come il Surya Siddhanta, e gli anni si contano con diverse ere, tra cui la Vikram Samvat, che inizia nel 57 a.C., e l'era Shaka, che inizia nel 78 d.C.

Nel 1957 il governo indiano adottò un calendario nazionale riformato, basato sull'era Shaka e su mesi solari a lunghezza fissa, accanto al gregoriano per gli usi civili. Il calendario lunisolare tradizionale continua però a essere stampato ogni anno nei panchanga, gli almanacchi che indicano tithi, nakshatra e momenti ritenuti propizi. In quelle pagine fitte di numeri sopravvive una tradizione astronomica di oltre due millenni.