Il calendario di Coligny: la Luna nel tempo dei Galli
La tavola di bronzo di Coligny, scoperta nel 1897: un calendario lunisolare gallico di 62 mesi, le sigle MAT e ANM, le notizie di Cesare e Plinio e i dubbi.
Nel novembre del 1897, in un campo presso Coligny, nel dipartimento francese dell'Ain, vennero alla luce oltre un centinaio di frammenti di bronzo insieme ai resti di una statua. Ricomposti, si rivelarono parte di una grande tavola incisa: un calendario in lingua gallica, scritto in caratteri latini. È uno dei testi più estesi che possediamo in gallico ed è conservato a Lione, nel museo dedicato alla città romana di Lugdunum. Per la storia dei calendari lunari è un testimone unico.
Una tavola di sessantadue mesi
La tavola, datata di solito al II secolo d.C. ma portatrice di un sistema probabilmente molto più antico, presenta un ciclo di cinque anni e sessantadue mesi: sessanta mesi ordinari e due intercalari, inseriti uno all'inizio del ciclo e uno a metà. I mesi hanno trenta o ventinove giorni e sono contrassegnati dalle sigle MAT e ANM, interpretate di solito come buono e non buono, oppure come completo e incompleto.
I dodici mesi ordinari compaiono nella tavola in forme abbreviate, tra cui Samon, Duman, Riuros, Anagantio, Ogroni, Cutios, Giamoni, Simiuisonna, Equos, Elembiu, Edrini e Cantlos. Ogni mese è diviso in due metà di quindici giorni, separate dalla parola ATENOVX, spesso tradotta come notte del ritorno o rinnovamento, che potrebbe indicare il passaggio da una fase lunare all'altra. Molti giorni portano annotazioni ancora non del tutto comprese.
Che cosa dicevano Cesare e Plinio
Due autori latini aiutano a inquadrare il documento. Cesare, nel sesto libro della Guerra gallica, scrive che i Galli misuravano il tempo contando le notti e non i giorni, e che compleanni e inizi di mese e d'anno si computavano facendo precedere la notte al giorno. È un tratto coerente con un calendario lunare, in cui il mese comincia di sera, quando la Luna si mostra.
Plinio il Vecchio, nel sedicesimo libro della Storia naturale, descrivendo la raccolta del vischio da parte dei druidi, afferma che essi facevano iniziare i mesi, gli anni e un ciclo di trent'anni dal sesto giorno della Luna. La notizia è breve e isolata, ma è l'unica testimonianza antica esplicita sul calcolo lunare dei druidi, e molti studiosi l'hanno confrontata con la struttura della tavola di Coligny.
Le cautele necessarie
Molte questioni restano aperte. Non sappiamo con certezza se il mese iniziasse con la Luna nuova, con il primo quarto o con la luna piena, e le proposte degli studiosi divergono. Anche il legame tra il mese Samonios e la festa irlandese medievale di Samhain, spesso dato per scontato, è possibile ma non dimostrato: le fonti irlandesi sono di molti secoli più tarde e appartengono a un altro contesto linguistico e culturale.
Un secondo calendario dello stesso tipo, assai più frammentario, è stato rinvenuto a Villards-d'Héria, nel Giura francese, e conferma che quello di Coligny non era un caso isolato. Il fatto che entrambi siano stati incisi in età romana, con lettere latine, suggerisce che il sistema gallico fosse ancora vivo, forse in ambito religioso, quando la Gallia era ormai parte dell'impero da generazioni.
Il calendario di Coligny smentisce l'idea di Celti privi di conoscenze astronomiche, ma non autorizza le ricostruzioni fantasiose che lo hanno trasformato in un oracolo druidico. È un documento tecnico, frutto di osservazioni e di correzioni accumulate nel tempo, che mostra un popolo impegnato come altri a conciliare la Luna con il Sole. Il suo vero fascino sta proprio in questa concretezza.