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Calendari lunari · Studio Esoterico Cornelio · 3 min di lettura

La riforma gregoriana del 1582: epatte, lune e Pasqua corretta

Luigi Lilio, Cristoforo Clavio e la bolla Inter gravissimas: i dieci giorni soppressi, le epatte al posto del numero aureo e la Pasqua delle Chiese ortodosse.

Nel Cinquecento l'errore del calendario era evidente a chiunque sapesse osservare il cielo. L'anno giuliano, con un giorno bisestile ogni quattro anni, era più lungo di circa undici minuti rispetto all'anno solare, e in oltre dodici secoli l'equinozio di primavera era scivolato dal 21 marzo verso l'11. Anche le lune del calendario, calcolate con il ciclo di diciannove anni, erano in ritardo di alcuni giorni su quelle reali. La data della Pasqua rischiava di perdere ogni rapporto con il plenilunio di primavera.

Lilio, Clavio e la bolla Inter gravissimas

La soluzione adottata da papa Gregorio XIII si basò sul progetto del medico e astronomo calabrese Luigi Lilio, morto nel 1576 prima di vederlo applicato. Il manoscritto fu presentato dal fratello Antonio, e la commissione incaricata della riforma, in cui ebbe un ruolo di primo piano il matematico gesuita Cristoforo Clavio, lo esaminò, lo sviluppò e lo difese. La bolla Inter gravissimas fu firmata il 24 febbraio 1582.

Per riportare l'equinozio al 21 marzo si soppressero dieci giorni: a giovedì 4 ottobre 1582 seguì venerdì 15 ottobre. Per il futuro si stabilì che gli anni secolari fossero bisestili solo se divisibili per quattrocento: il 1600 e il 2000 lo sono stati, mentre il 1700, il 1800 e il 1900 no. Con questa regola lo scarto rispetto al Sole si riduce a circa un giorno in tre millenni.

Le epatte al posto del numero aureo

La parte più ingegnosa della riforma riguardava la Luna. Al posto del numero aureo, che nel calendario giuliano indicava le lune nuove, Lilio propose le epatte: un numero da 0 a 29 che esprime l'età della Luna all'inizio dell'anno. Le epatte vengono corrette periodicamente con due equazioni: quella solare, che tiene conto dei giorni bisestili soppressi, e quella lunare, che compensa l'errore accumulato dal ciclo di diciannove anni.

La correzione lunare si applica otto volte in duemilacinquecento anni, anticipando di un giorno le lune ecclesiastiche. Il sistema è complesso, ma ha un pregio: può durare per secoli senza nuove riforme. Clavio ne pubblicò la spiegazione completa nel 1603, in un'ampia opera dedicata al calendario romano restituito da Gregorio XIII, che resta il commento di riferimento del calendario gregoriano.

Paesi cattolici, protestanti e ortodossi

La riforma fu adottata subito da Italia, Spagna, Portogallo e Confederazione polacco-lituana, e pochi mesi dopo dalla Francia. Molti paesi protestanti attesero più a lungo: gli Stati tedeschi protestanti si adeguarono nel 1700, la Gran Bretagna e le sue colonie nel 1752, la Svezia nel 1753. La Russia adottò il calendario gregoriano solo nel 1918, dopo la rivoluzione, e la Grecia nel 1923.

Le Chiese ortodosse, invece, continuano in gran parte a calcolare la Pasqua con il calendario giuliano e il ciclo lunare antico. Per questo la Pasqua ortodossa coincide talvolta con quella cattolica e protestante, ma più spesso cade una o più settimane dopo, fino a cinque. Nel 2025 le due date sono coincise, il 20 aprile, e la ricorrenza dei 1700 anni dal concilio di Nicea ha rilanciato il dibattito su una data comune.

La riforma gregoriana è spesso ricordata per i dieci giorni scomparsi, ma il suo cuore era la Pasqua, e dunque la Luna. Il sistema delle epatte stabilisce ancora oggi la data della festa nella Chiesa cattolica e nelle Chiese protestanti, e i suoi principi si ritrovano negli algoritmi con cui matematici e astronomi, a partire da Carl Friedrich Gauss nel 1800, hanno messo la Pasqua in formula.