Luna e mese: perché la Luna è stata il primo orologio dell'umanità
Mese sinodico e siderale, la parentela tra le parole Luna e mese, calendari lunari, lunisolari e solari, il primo crescente e il giorno che inizia di sera.
In molte lingue la parola che indica il mese e quella che indica la Luna sono sorelle. In greco mene era la Luna e men il mese, il latino mensis viene dalla stessa radice indoeuropea, e l'inglese moon e month, come il tedesco Mond e Monat, conservano chiaramente la parentela. Questa vicinanza linguistica riflette un fatto semplice: per gran parte della storia umana la Luna è stata l'orologio più visibile e affidabile per contare periodi più lunghi del giorno.
Il mese sinodico e il mese siderale
Il mese che vediamo con gli occhi, da una Luna nuova alla successiva, si chiama mese sinodico e dura in media 29 giorni, 12 ore e 44 minuti, cioè circa 29,53 giorni. È più lungo del mese siderale, di circa 27,32 giorni, che misura il tempo impiegato dalla Luna per tornare nella stessa posizione rispetto alle stelle. La differenza nasce dal fatto che nel frattempo la Terra avanza lungo la sua orbita, e la Luna deve percorrere un tratto in più per ritrovare lo stesso allineamento con il Sole.
La durata reale di ogni singolo mese sinodico varia di diverse ore intorno alla media, perché l'orbita lunare è ellittica e risente dell'attrazione del Sole. Per questo i calendari lunari alternano mesi di 29 e di 30 giorni, e i calendari calcolati devono distinguere tra una luna media, comoda per le tavole, e una luna vera, che descrive le fasi effettive osservabili in cielo.
Tre soluzioni a un problema
Dodici mesi sinodici durano circa 354,37 giorni, undici in meno dell'anno solare. Le civiltà hanno risposto a questo disaccordo in tre modi. Il primo è il calendario puramente lunare, che ignora il Sole, come quello islamico. Il secondo è il calendario lunisolare, che segue la Luna ma aggiunge periodicamente un mese per restare in accordo con le stagioni, come quelli babilonese, ebraico, cinese e induista.
Il terzo è il calendario solare, che rinuncia alla Luna e usa mesi convenzionali. L'Egitto faraonico lo adottò per gli usi civili, con dodici mesi di trenta giorni e cinque giorni aggiunti, conservando secondo molti studiosi un calendario lunare per alcuni culti. Il calendario giuliano e poi quello gregoriano appartengono a questa famiglia, anche se la data della Pasqua continua a dipendere dalla Luna.
Il primo crescente e il conteggio delle notti
Molti calendari antichi facevano iniziare il mese con il primo crescente visibile dopo il tramonto, non con la congiunzione astronomica, che è invisibile. Ne derivava un'abitudine diffusa: il giorno cominciava di sera. È così nel calendario ebraico e in quello islamico, e Cesare attribuisce ai Galli il conteggio del tempo per notti. Anche l'inglese fortnight, cioè quattordici notti, conserva una traccia di questo modo di contare.
Le fasi lunari dividevano poi il mese in parti naturali: crescente, primo quarto, luna piena, ultimo quarto. La settimana di sette giorni corrisponde approssimativamente a un quarto del mese lunare, anche se la sua storia è complessa e intreccia la tradizione biblica del sabato, l'astrologia ellenistica dei sette pianeti e forse usi mesopotamici legati ai giorni del mese.
Studiare i calendari lunari significa quindi studiare il modo in cui le società hanno trasformato un fenomeno del cielo in un ordine condiviso. Feste, contratti, raccolti, digiuni e anniversari sono stati legati per millenni al volto mutevole della Luna. Ogni calendario racconta una scelta diversa su come conciliare quella misura con il Sole, e quella scelta dice molto della cultura che l'ha compiuta.