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Calendari lunari · Studio Esoterico Cornelio · 3 min di lettura

Il bastone di Ishango: un calendario lunare preistorico? Le cautele

L'osso di Ishango, scoperto nel 1950 in Congo: le tacche, i numeri primi, l'ipotesi lunare di Marshack, l'osso di Lebombo e i limiti di ogni interpretazione.

Tra gli oggetti preistorici più citati nei libri di storia della matematica c'è un piccolo osso scuro, lungo una decina di centimetri, con un frammento di quarzo incastrato a un'estremità. È il bastone di Ishango, rinvenuto nel 1950 dal geologo belga Jean de Heinzelin de Braucourt sulle rive del lago Edoardo, nell'allora Congo belga, oggi Repubblica Democratica del Congo. Le sue tacche hanno alimentato ipotesi affascinanti, tra cui quella di un calendario lunare.

L'oggetto e le sue tacche

L'osso, ritenuto per lo più un perone di babbuino, presenta tre colonne di tacche raggruppate. In una colonna i gruppi contano 11, 13, 17 e 19 tacche, cioè i numeri primi compresi tra 10 e 20; in un'altra 11, 21, 19 e 9; nella terza 3, 6, 4, 8, 10, 5, 5 e 7. Le prime due colonne totalizzano 60 tacche ciascuna, la terza 48. Oggi l'oggetto è conservato a Bruxelles, presso l'Istituto reale belga di scienze naturali.

La datazione è stata a lungo discussa. Le prime stime collocavano il sito intorno al IX millennio a.C., ma studi successivi sugli strati archeologici hanno proposto un'età di circa ventimila anni. Anche questa cifra va considerata indicativa, perché dipende dalla correlazione tra il bastone e i livelli datati del sito, e non da una misura eseguita sull'osso stesso.

Le interpretazioni

De Heinzelin, in un articolo divulgativo del 1962, suggerì che le tacche rivelassero una conoscenza dei numeri primi e di un sistema basato sul dieci. Negli anni Settanta lo studioso americano Alexander Marshack, esaminando l'osso al microscopio, propose invece una lettura astronomica: le tacche registrerebbero le fasi della Luna per circa sei mesi. La sua ipotesi rientrava in un programma più ampio di ricerca sulle notazioni del Paleolitico superiore.

Altri hanno visto nel bastone un semplice strumento con incisioni che ne migliorano la presa, un oggetto di conteggio generico o un supporto per giochi di calcolo. Sono state proposte anche letture più audaci, come quella di un calendario legato al ciclo femminile, che però non poggiano su prove indipendenti e restano nel campo delle congetture.

Perché servono cautele

Il problema principale è che un solo oggetto, privo di contesto scritto, può sostenere molte interpretazioni. Le serie di numeri si prestano a trovare regolarità: con un po' di ingegno si possono riconoscere numeri primi, raddoppi o cicli lunari in quasi ogni sequenza di tacche. Senza altri reperti simili della stessa cultura, e senza un modo per verificare l'intenzione di chi le incise, nessuna lettura può dirsi dimostrata.

Lo stesso vale per l'osso di Lebombo, rinvenuto in una grotta dei monti Lebombo, al confine tra Sudafrica ed eSwatini, con ventinove tacche e un'età stimata di oltre quarantamila anni. Il numero ventinove richiama la durata del mese lunare, e per questo l'osso viene spesso presentato come un calendario; ma è spezzato, e non sappiamo quante tacche avesse in origine.

Il bastone di Ishango resta comunque un reperto straordinario. Dimostra che, migliaia di anni fa, qualcuno incideva segni organizzati e ripetuti su un oggetto da conservare. Che si trattasse di contare giorni, lune, prede o altro, quelle tacche testimoniano un pensiero capace di astrarre e di registrare. L'ipotesi lunare è legittima e suggestiva, a patto di presentarla per ciò che è: un'ipotesi.