I mesi lunari degli Anglosassoni secondo Beda il Venerabile
Il capitolo 15 del De temporum ratione: i mesi lunari degli antichi Angli, la Modranecht, l'anno Thrilithi, Winterfilleth e la dea Eostre all'origine di Easter.
Uno dei rari documenti diretti sul calendario dei popoli germanici precristiani si trova in un trattato di scienza del tempo scritto in un monastero della Northumbria. Nel 725 Beda il Venerabile, nel quindicesimo capitolo del De temporum ratione, descrive i mesi usati anticamente dagli Angli. Il suo resoconto è breve, ma rivela un calendario lunare con mese intercalare e con nomi legati alla vita agricola e al culto, raccolti quando la conversione al cristianesimo era ancora recente.
Mesi chiamati dalla Luna
Beda afferma che gli antichi Angli computavano i mesi secondo il corso della Luna, e che il nome stesso del mese derivava da quello della Luna, come accade in molte lingue germaniche. L'anno cominciava il 25 dicembre, giorno in cui ai suoi tempi si celebrava il Natale, e la notte precedente era chiamata Modranecht, cioè notte delle madri, a causa, scrive Beda, delle cerimonie che si sospettava vi si compissero.
Beda aggiunge che l'anno comune contava dodici mesi lunari, mentre quello embolismico, di tredici mesi, aggiungeva un mese in estate: in quel caso i mesi chiamati Litha diventavano tre, e l'anno era detto Thrilithi. Come presso Babilonesi, Ebrei e Greci, anche qui il problema era tenere la Luna in accordo con le stagioni, e la soluzione era la stessa: un mese in più.
I nomi dei mesi
I nomi riportati da Beda sono, nell'ordine dell'anno: Giuli per dicembre e gennaio, poi Solmonath, Hrethmonath, Eosturmonath, Thrimilchi, Litha per giugno e luglio, Weodmonath, Halegmonath, Winterfilleth e Blodmonath. Beda ne spiega anche il significato: Solmonath sarebbe il mese delle focacce offerte agli dèi, Thrimilchi il mese in cui le vacche si mungevano tre volte al giorno, Weodmonath il mese delle erbacce.
Halegmonath è il mese dei riti sacri, Blodmonath il mese del sangue, in cui secondo Beda si consacravano agli dèi gli animali destinati alla macellazione. Winterfilleth unisce invece le parole inverno e luna piena: Beda spiega che l'inverno si faceva iniziare dal plenilunio di quel mese. È uno dei casi più chiari in cui una fase lunare segna l'inizio di una stagione.
Eostre e il nome della Pasqua
Il passo più discusso riguarda Eosturmonath. Beda lo collega a una dea chiamata Eostre, in onore della quale si sarebbero celebrate feste in quel mese, e aggiunge che il nome passò alla solennità pasquale. Da qui deriva l'inglese Easter, parente del tedesco Ostern. Poiché Beda è l'unica fonte antica a nominare questa dea, alcuni studiosi ne dubitano, mentre altri ritengono plausibile la sua testimonianza.
Allo stesso modo Hrethmonath sarebbe dedicato a una dea Hretha, altrimenti sconosciuta. Il valore del racconto di Beda sta comunque nella sua natura di testimonianza quasi diretta: scrive a poco più di un secolo dall'inizio della conversione degli Anglosassoni, avviata con la missione di Agostino di Canterbury nel 597, quando la memoria dei vecchi usi era ancora viva.
Il capitolo di Beda ricorda che anche nell'Europa settentrionale il tempo si misurava con la Luna prima che il calendario giuliano si imponesse. Le sue parole, scritte da un monaco attento al calcolo esatto della Pasqua, hanno conservato un frammento di un mondo scomparso. Senza quella pagina, l'origine del nome inglese della Pasqua e molti aspetti della religione anglosassone sarebbero assai più oscuri.