Ramadan: il nono mese lunare tra crescente, digiuno e festa
Il Ramadan nel calendario islamico: l'avvistamento dello hilal, la Notte del Destino, Id al-Fitr e il digiuno che attraversa tutte le stagioni.
Alla fine del mese di Sha'ban, in molti paesi a maggioranza musulmana, si guarda verso occidente subito dopo il tramonto. Si cerca lo hilal, il sottilissimo crescente che annuncia l'inizio di Ramadan, nono mese del calendario islamico. La sua comparsa apre un mese di digiuno diurno, preghiera e lettura del Corano; la comparsa del crescente successivo lo chiude e dà inizio alla festa. Pochi riti al mondo sono legati così strettamente alla Luna.
Un mese indicato dal Corano
La seconda sura, al versetto 185, indica Ramadan come il mese in cui fu fatto scendere il Corano, guida per gli uomini. Lo stesso passo prescrive il digiuno a chi è presente durante il mese e prevede esenzioni per i malati e per i viaggiatori, che recupereranno i giorni in seguito. Il digiuno, il sawm, è uno dei cinque pilastri dell'Islam e si osserva dall'alba al tramonto, astenendosi da cibo, bevande e rapporti coniugali.
La tradizione colloca negli ultimi dieci giorni del mese la Laylat al-Qadr, la Notte del Destino, che la sura 97 definisce migliore di mille mesi. La data esatta non è fissata dai testi; molti la cercano nelle notti dispari, e in particolare nella ventisettesima, secondo un'usanza molto diffusa. In quelle notti le moschee restano aperte fino a tardi per la preghiera e la recitazione.
Il crescente e le differenze tra paesi
Poiché il mese inizia con la vista del crescente, la data di Ramadan può differire di un giorno tra un paese e l'altro. Alcune comunità seguono l'avvistamento locale, altre si allineano all'annuncio di un paese di riferimento, altre ancora adottano un calcolo astronomico. Il dibattito tra osservazione e calcolo è antico e non è solo tecnico: riguarda l'autorità religiosa, l'unità della comunità e il rapporto tra testo sacro e scienza.
Il mese dura 29 o 30 giorni. Se la sera del ventinovesimo giorno il nuovo crescente viene avvistato, il giorno dopo è il primo di Shawwal e si celebra Id al-Fitr, la festa della rottura del digiuno; se non si vede, Ramadan si completa a trenta giorni. Questo margine di incertezza fa parte della tradizione e viene vissuto come un'attesa collettiva, seguita con attenzione anche dai mezzi di informazione.
Un digiuno che attraversa le stagioni
Essendo il calendario islamico puramente lunare, Ramadan anticipa ogni anno di circa undici giorni rispetto al calendario solare. Nel corso di una vita lo si vive quindi in tutte le stagioni: d'estate, quando nelle regioni settentrionali le giornate superano le sedici ore, e d'inverno, quando il digiuno è molto più breve. Per chi vive alle latitudini estreme, i giuristi hanno discusso soluzioni particolari, come seguire gli orari della Mecca o della località più vicina con giorni regolari.
Le serate di Ramadan hanno sviluppato nei secoli una cultura propria: l'iftar, il pasto che rompe il digiuno al tramonto, spesso iniziato con datteri e acqua secondo l'esempio attribuito al Profeta; il suhur, consumato prima dell'alba; le lanterne decorate, i fanous, simbolo del mese in Egitto, la cui origine la tradizione popolare fa risalire all'epoca fatimide.
Ramadan offre così un esempio vivo di ciò che un calendario lunare comporta. Il tempo sacro non è legato a una stagione, a un raccolto o a un clima, ma alla sola Luna, la stessa per tutti i luoghi della Terra. Per molti fedeli questa indipendenza dal ciclo agricolo esprime l'universalità del messaggio religioso; per lo storico è un raro caso di calendario rimasto fedele, per quattordici secoli, alla stessa regola.