Gobba a ponente: proverbi e presagi del tempo legati alla Luna
Dalla gobba a ponente alla Luna mendax, dagli aloni ai colori del disco: i proverbi meteorologici sulla Luna e le loro radici in Arato e Virgilio.
Prima delle previsioni meteorologiche, contadini, pastori e marinai leggevano il tempo nel cielo. La Luna, con il suo colore, i suoi aloni e la posizione delle sue corna, era uno degli indizi più osservati. Da questa esperienza secolare sono nati proverbi che ancora oggi si ripetono, alcuni utili a riconoscere le fasi lunari, altri legati a presagi meteorologici. La loro origine affonda in parte nella letteratura antica, da Arato a Virgilio.
Riconoscere le fasi
Il proverbio più noto in Italia serve a distinguere la Luna crescente da quella calante: «Gobba a ponente, Luna crescente; gobba a levante, Luna calante». Nell'emisfero settentrionale la parte illuminata della Luna crescente è rivolta a occidente, verso il Sole che tramonta, mentre la Luna calante mostra la gobba a oriente. È un'osservazione corretta, che trasforma un fenomeno astronomico in una formula facile da ricordare anche per i bambini.
In latino circolava un detto simile ma di segno opposto: Luna mendax, «la Luna è bugiarda». La falce crescente, infatti, ha la forma di una D, iniziale di decrescere, mentre quella calante ricorda una C, iniziale di crescere. La Luna sembra dunque dire il contrario di ciò che fa. Il gioco funziona soltanto nelle lingue che usano quelle iniziali e nell'emisfero boreale, ma ha avuto una lunga fortuna nelle scuole e nei calendari.
Colori e aloni
Molti proverbi collegano il colore della Luna al tempo dei giorni successivi. Un adagio latino di larga diffusione riassume il concetto in poche parole: Luna pallida pluit, rubicunda flat, alba serenat, cioè la Luna pallida porta pioggia, quella rossastra vento, quella bianca e limpida il sereno. L'idea nasce dall'osservazione, perché il colore e la nitidezza del disco dipendono dall'umidità e dalle polveri dell'atmosfera, ma non garantisce alcuna previsione certa.
Gli aloni, cerchi luminosi che si formano intorno alla Luna quando la luce attraversa veli sottili di nubi alte composte da cristalli di ghiaccio, erano tradizionalmente considerati annunci di pioggia. Questi veli precedono spesso l'arrivo di una perturbazione, e per questo il presagio contiene un elemento di verità empirica. In molte regioni circolano proverbi sull'alone lunare, con varianti locali che ne fanno dipendere il significato dall'ampiezza del cerchio o dal momento in cui appare.
Da Arato a Virgilio
I segni lunari del tempo erano già codificati nell'antichità greca. Arato di Soli, nel III secolo a.C., dedicò una parte dei suoi Fenomeni ai presagi meteorologici, osservando la forma delle corna lunari nei primi giorni del mese, il loro colore e la loro nitidezza. Un trattato sui segni del tempo, attribuito a Teofrasto ma forse opera della sua scuola, raccoglie osservazioni simili. Arato ebbe larga diffusione in latino grazie alle traduzioni di Cicerone e di Germanico.
Virgilio riprese questi temi nel primo libro delle Georgiche, pubblicate intorno al 29 a.C., dove descrive i segni della Luna nuova: se le corna racchiudono un'aria scura, si annuncia molta pioggia; se il volto della Luna si tinge di un rossore verginale, verrà il vento; se al quarto giorno è limpida, il resto del mese sarà sereno. Questi versi, commentati per secoli nelle scuole, fissarono nella memoria europea il legame tra Luna e tempo atmosferico.
I proverbi lunari sul tempo appartengono a un sapere osservativo che la meteorologia ha superato con strumenti ben più precisi. Restano però preziosi come patrimonio linguistico e culturale, perché conservano l'attenzione per il cielo di generazioni di persone che dalla sua lettura dipendevano per i raccolti, la navigazione e la sicurezza dei viaggi.