Il lupo mannaro e la Luna piena: storia di una leggenda
Da Licaone al soldato di Petronio, da Gervasio di Tilbury alle credenze italiane sulla notte di Natale: come il lupo mannaro si legò alla Luna piena.
Nell'immaginario contemporaneo il lupo mannaro è inseparabile dalla Luna piena: basta che il disco lunare compaia nel cielo perché l'uomo si trasformi in belva. Questo legame, che il cinema del Novecento ha reso quasi obbligatorio, ha però una storia più complessa. Le fonti antiche e medievali raccontano metamorfosi in lupo per ragioni diverse, e la Luna vi compare solo a tratti, mentre in alcune tradizioni popolari europee, compresa quella italiana, il plenilunio assume un ruolo centrale.
Licaone, i Neuri e il soldato di Petronio
Il mito greco più noto è quello di Licaone, re d'Arcadia, trasformato in lupo da Zeus per aver offerto al dio carne umana; Ovidio lo racconta nel primo libro delle Metamorfosi. Erodoto, nel V secolo a.C., riferisce che i Neuri, popolo delle steppe a nord del Mar Nero, si trasformerebbero in lupi per pochi giorni ogni anno, aggiungendo però di non crederci. In nessuno di questi racconti la Luna ha un ruolo determinante.
Il testo latino più famoso è un racconto inserito nel Satyricon di Petronio, nel I secolo d.C. Il liberto Nicerote narra di aver viaggiato di notte con un soldato che, giunto tra le tombe, si spogliò e si trasformò in lupo. Nel racconto si precisa che la Luna brillava come a mezzogiorno, «luna lucebat tamquam meridie», ma la sua luce serve soprattutto a rendere visibile la scena, non a provocare la metamorfosi. Plinio il Vecchio, quasi contemporaneo, giudicava false simili credenze.
Il Medioevo e le lunazioni
Nel Medioevo il tema si arricchisce. Il lai di Bisclavret, composto da Maria di Francia nel XII secolo, racconta di un barone che si trasforma in lupo per alcuni giorni ogni settimana e che, privato delle vesti dalla moglie infedele, non può più tornare uomo. Nei primi anni del Duecento Gervasio di Tilbury, negli Otia imperialia, affermava che in Inghilterra si vedevano spesso uomini mutarsi in lupi secondo le lunazioni, una delle prime attestazioni esplicite del legame tra licantropia e ciclo lunare.
Nello stesso periodo la teologia discuteva se una simile trasformazione fosse possibile. Molti autori, sulla scia di Agostino, la consideravano un'illusione provocata dal demonio, che faceva apparire lupo ciò che restava uomo. Tra Cinque e Seicento, nell'epoca dei grandi processi per stregoneria, alcuni imputati furono accusati anche di licantropia, soprattutto in Francia e nei territori tedeschi, e la questione entrò nei trattati di demonologia.
Il lupo mannaro in Italia
L'espressione italiana «lupo mannaro» deriva probabilmente dal latino tardo lupus hominarius, «lupo umano». In molte regioni, dall'Abruzzo alla Sicilia, i folkloristi dell'Ottocento e del Novecento raccolsero racconti di uomini che nelle notti di Luna piena venivano presi da un male irresistibile, uscivano di casa ululando e vagavano per le campagne o si rotolavano nelle pozzanghere. Secondo una credenza diffusa, chi nasceva la notte di Natale rischiava di diventare lupo mannaro.
Le storie popolari italiane presentano spesso il lupo mannaro più come un malato da compatire che come un mostro. Si raccontava che bastasse ferirlo leggermente, facendogli perdere qualche goccia di sangue, perché tornasse in sé, e in alcune versioni la moglie doveva aspettarlo senza aprire la porta finché non avesse bussato più volte. Nel Novecento il cinema, con film come L'uomo lupo del 1941, ha fissato definitivamente l'immagine della trasformazione sotto la Luna piena.
La storia del lupo mannaro mostra come un tema antichissimo, la metamorfosi dell'uomo in animale, si sia legato progressivamente alla Luna. Il plenilunio, con la sua luce che trasforma il paesaggio notturno, offriva un'immagine perfetta del momento in cui la natura umana sembra cedere a quella selvatica, e la tradizione popolare l'ha accolta con straordinaria forza.