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La Luna nell'arte e nella poesia · Studio Esoterico Cornelio · 3 min di lettura

Debussy, Clair de lune: Verlaine, maschere e luce notturna

Il Clair de lune di Claude Debussy nella Suite bergamasque: la poesia di Verlaine delle Fêtes galantes, le maschere bergamasche e le altre lune del compositore.

Il brano più famoso di Claude Debussy porta il nome di una poesia. Clair de lune, terzo movimento della Suite bergamasque per pianoforte, deve infatti il titolo a un componimento di Paul Verlaine, e attraverso di esso si collega a un mondo di maschere, giardini e malinconie settecentesche. Composta intorno al 1890 e pubblicata solo nel 1905, dopo una revisione, la suite rivela un Debussy ancora giovane, in bilico tra tradizione e sperimentazione.

Le Fêtes galantes di Verlaine

Nel 1869 Verlaine pubblicò la raccolta Fêtes galantes, ispirata alle scene di Watteau e dei pittori del Settecento francese, con le loro feste campestri popolate di dame, cavalieri e personaggi della commedia dell'arte. La poesia d'apertura, Clair de lune, paragona l'anima dell'amata a un paesaggio scelto, percorso da maschere e bergamaschi che suonano il liuto e danzano, quasi tristi sotto i loro travestimenti fantasiosi.

Tutto si risolve in un'immagine finale: il canto delle maschere si fonde «au calme clair de lune triste et beau», nel calmo chiaro di luna triste e bello, che fa sognare gli uccelli sugli alberi e singhiozzare d'estasi i getti d'acqua delle fontane. È una luna fredda e incantata, che illumina una festa in cui l'allegria nasconde una vena di malinconia.

La suite e il chiaro di luna

Il termine bergamasque, presente nella poesia, rimanda a Bergamo e alla bergamasca, antica danza popolare, ma anche alle maschere della commedia dell'arte di origine lombarda. Debussy riprese la parola per il titolo della suite, composta da un Prélude, un Menuet, il Clair de lune e un Passepied. Secondo varie fonti, il terzo brano si chiamava in origine Promenade sentimentale e prese il titolo verlainiano solo nella versione pubblicata.

Scritto in re bemolle maggiore, il Clair de lune si apre con accordi sospesi e lenti, suonati pianissimo, che sembrano diffondere una luce tenue. La parte centrale si anima di arpeggi ondeggianti, prima del ritorno al clima iniziale. L'armonia, ricca ma limpida, evita i contrasti netti e privilegia sfumature e risonanze, anticipando lo stile maturo del compositore.

Altre lune di Debussy

La poesia di Verlaine aveva già attratto Debussy: la mise in musica per voce e pianoforte da giovane, e di nuovo all'inizio degli anni Novanta nel primo ciclo delle sue Fêtes galantes. Lo stesso testo ispirò anche Gabriel Fauré, che nel 1887 ne trasse una mélodie molto apprezzata, con un accompagnamento pianistico che evoca un minuetto.

La luna tornò ancora nel secondo libro dei Préludes per pianoforte, pubblicato nel 1913, con La terrasse des audiences du clair de lune, la terrazza delle udienze al chiaro di luna. Il titolo, di sapore orientale, sarebbe stato suggerito da un articolo di giornale sulle cerimonie dell'incoronazione di Giorgio V come imperatore delle Indie, celebrate a Delhi nel 1911.

Grazie al cinema, alla pubblicità e alle innumerevoli trascrizioni, il Clair de lune è diventato una delle pagine pianistiche più conosciute al mondo. Il suo fascino nasce dall'incontro tra la parola di Verlaine e l'ascolto di Debussy: una luna che non si descrive, ma si suggerisce, come un riflesso che trema sull'acqua di una fontana.