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La Luna nella tradizione · Studio Esoterico Cornelio · 3 min di lettura

Lunatico: storia di una parola tra Vangelo, medicina e diritto

Dal greco seleniazesthai al lunaticus della Vulgata, da Blackstone al Lunacy Act del 1845: come la Luna diede il nome alla follia e all'umore instabile.

La parola «lunatico» oggi indica una persona dall'umore instabile, che cambia rapidamente stato d'animo. In origine, però, aveva un significato molto più preciso e pesante: designava chi era colpito da malattie della mente o da crisi improvvise che si credevano provocate dalla Luna. La sua storia attraversa la medicina antica, i testi sacri, il diritto inglese e la lingua quotidiana, e mostra quanto fosse radicata l'idea di un influsso lunare sulla mente.

Dal greco al latino

Nel Vangelo di Matteo, al capitolo diciassettesimo, un padre si avvicina a Gesù chiedendo pietà per il figlio, che soffre di crisi violente e cade spesso nel fuoco e nell'acqua. Il testo greco usa il verbo seleniazesthai, «essere colpito dalla Luna»; la Vulgata latina di Girolamo lo rende con «lunaticus est». Da qui il termine passò alle lingue europee, e per secoli fu usato anche per indicare l'epilessia, le cui crisi si credevano legate alle fasi lunari.

L'idea di un rapporto tra Luna e mente non era soltanto popolare. Diversi medici e naturalisti antichi e medievali ritenevano che la Luna, signora dell'umidità, agisse sul cervello, considerato un organo freddo e umido, così come agiva sulle maree. Questa spiegazione, coerente con la fisica del tempo, sopravvisse fino all'età moderna e contribuì a dare credito alla parola anche nei testi medici e giuridici.

Il lunatico nel diritto

Nel diritto inglese il termine «lunatic» ebbe per secoli valore tecnico. William Blackstone, nei Commentaries on the Laws of England pubblicati tra il 1765 e il 1769, distingueva l'idiota, privo di ragione fin dalla nascita, dal lunatico, che aveva perduto l'uso della ragione e poteva godere di intervalli lucidi, un tempo messi in rapporto con le fasi della Luna. La distinzione aveva conseguenze precise sulla capacità di amministrare i beni e di stipulare contratti.

Nel 1845 il Parlamento britannico approvò il Lunacy Act, che istituiva una commissione permanente per la vigilanza sui manicomi, accompagnato da una legge che obbligava le contee a dotarsi di istituti pubblici. Il termine sopravvisse nella legislazione britannica fino al Novecento, quando fu sostituito da espressioni mediche più precise. La parola inglese lunacy, follia, conserva ancora oggi questa origine celeste.

Leggende, statistiche e lingua

Nella cultura popolare l'idea che la Luna piena renda le persone più agitate è sopravvissuta a lungo. Si diceva che nelle notti di plenilunio aumentassero le liti, i crimini e i ricoveri d'urgenza. Numerosi studi statistici condotti nel Novecento in ospedali, pronto soccorso e commissariati non hanno trovato correlazioni affidabili tra le fasi lunari e questi fenomeni, ma la convinzione resta diffusa anche tra chi lavora in quegli ambienti.

La lingua italiana ha conservato soprattutto il significato attenuato del termine. Lunatico è chi cambia umore come la Luna cambia aspetto, un paragone che si ritrova anche in espressioni come «avere la luna storta». In letteratura la figura del lunatico ha spesso un tono malinconico o comico, a metà strada tra il sognatore e lo stravagante, ormai lontana dalla durezza delle antiche diagnosi.

La storia della parola «lunatico» è un esempio di come una credenza sul cielo possa modellare per secoli il linguaggio della religione, della medicina e del diritto. Oggi sappiamo che la Luna non governa la mente umana, ma il termine continua a ricordare l'antica convinzione che i ritmi del cosmo e quelli dell'anima fossero strettamente intrecciati.