Barbanera e gli altri: storia dei lunari e degli almanacchi
Dai calendari medievali al Barbanera di Foligno, dal Frate Indovino all'almanacco di Franklin: storia dei lunari popolari, tra Luna, santi e previsioni.
Per molte famiglie, fino a pochi decenni fa, il lunario appeso in cucina era il libro più consultato dopo quello delle preghiere. Piccolo, economico, aggiornato ogni anno, conteneva le fasi della Luna, le feste dei santi, le fiere, le previsioni del tempo e i consigli per i lavori agricoli. Il suo stesso nome ricorda che il calendario popolare era prima di tutto un calendario lunare, costruito attorno all'apparire e allo scomparire della falce nel cielo.
Dai manoscritti alla stampa
Gli antenati dei lunari sono i calendari dei manoscritti medievali, che accompagnavano i libri d'ore e i trattati di computo con tavole delle feste mobili e delle lunazioni. Con l'invenzione della stampa questi strumenti diventarono prodotti di largo consumo. Già alla fine del Quattrocento si diffusero almanacchi annuali con le congiunzioni e le opposizioni dei luminari, le eclissi e i pronostici astrologici, spesso firmati da medici e professori universitari.
Nel corso del Seicento e del Settecento il lunario assunse la forma popolare che conosciamo, venduto da ambulanti nelle fiere e nei mercati. Accanto alle informazioni astronomiche comparivano aneddoti, indovinelli, consigli domestici e previsioni meteorologiche per l'anno intero. In molte città italiane nacquero lunari di successo, spesso legati a un personaggio immaginario che ne garantiva l'identità e la continuità nel tempo.
Barbanera e Frate Indovino
Il più celebre lunario italiano è il Barbanera, nato a Foligno nel Settecento e legato alla figura di un saggio astronomo dalla lunga barba nera che, secondo la tradizione, viveva tra i monti dell'Umbria. Il primo almanacco conosciuto con questo nome risale al 1762. Nel 2015 la collezione storica degli almanacchi Barbanera, dal 1762 al 1962, è stata inserita dall'UNESCO nel registro Memoria del Mondo, a riconoscimento del suo valore documentario.
Nel Novecento si affermò un altro calendario destinato a entrare in milioni di case, il Frate Indovino, fondato nel 1946 a Perugia da un frate cappuccino, padre Mariangelo da Cerqueto. Con le sue illustrazioni e i suoi proverbi, ha portato fino ai giorni nostri l'impostazione dei vecchi lunari: le fasi della Luna, i santi del giorno, i consigli per l'orto e la saggezza popolare, il tutto in un linguaggio semplice e familiare.
Almanacchi d'Europa e d'America
Fenomeni simili attraversarono tutta l'Europa e il Nuovo Mondo. In Inghilterra gli almanacchi astrologici del Seicento erano tra i libri più venduti. Nelle colonie americane Benjamin Franklin pubblicò dal 1732 al 1758 il Poor Richard's Almanack, celebre per i suoi aforismi, e nel 1792 Robert B. Thomas fondò l'Old Farmer's Almanac, ancora oggi stampato ogni anno e noto per le sue previsioni del tempo a lungo termine, basate su un metodo tenuto riservato.
Il lunario entrò anche nella letteratura. Giacomo Leopardi, nelle Operette morali, immaginò un Dialogo di un venditore d'almanacchi e di un passeggere, in cui un ambulante offre i suoi «lunari nuovi» per l'anno che viene e un passante gli chiede se l'anno nuovo sarà più felice dei passati. In poche battute il lunario diventa simbolo della speranza umana in un futuro migliore, sempre rinnovata e sempre delusa.
I lunari sono oggi oggetti di collezione e fonti preziose per gli storici, che vi leggono la vita quotidiana, i timori e le speranze di intere generazioni. Le loro previsioni non avevano fondamento scientifico, ma il loro successo dimostra quanto la Luna, misura del tempo visibile a tutti, fosse il centro intorno a cui ruotava l'organizzazione dell'anno.