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Divinità lunari · Studio Esoterico Cornelio · 2 min di lettura

Selene ed Endimione: il mito del sonno eterno sul monte Latmo

Il mito di Endimione amato dalla Luna: le versioni di Elide e della Caria, le fonti antiche, i sarcofagi romani e la fortuna del tema fino a Girodet.

Tra i miti che i Greci collegarono alla Luna, nessuno ebbe una fortuna paragonabile a quello di Endimione, il giovane bellissimo che Selene visitava ogni notte mentre dormiva. È una storia breve, quasi priva di azione, e forse proprio per questo capace di attraversare i secoli: un'immagine di amore silenzioso, di bellezza sottratta al tempo e di una dea che scende dal cielo per contemplare un mortale.

Due patrie per un solo eroe

Le fonti antiche conoscono almeno due Endimioni. Il primo è un re dell'Elide, nel Peloponneso, padre di Etolo e di altri figli, che secondo Pausania fece correre i propri figli a Olimpia per decidere chi gli sarebbe succeduto. Gli Elei mostravano la sua tomba proprio a Olimpia. Lo stesso Pausania riferisce che, secondo alcuni, Selene ebbe da lui cinquanta figlie, numero che diversi studiosi moderni hanno collegato ai mesi lunari del ciclo olimpico.

Il secondo Endimione è un pastore o cacciatore della Caria, in Asia Minore, che dormiva in una grotta del monte Latmo, presso Mileto. Gli abitanti di Eraclea al Latmo sostenevano che l'eroe si fosse ritirato sul loro monte e gli dedicavano un luogo sacro. Apollonio Rodio, nelle Argonautiche, fa ricordare a Selene stessa la grotta latmia in cui si recava, segno che nel III secolo a.C. la versione caria era ormai la più nota.

Perché dorme per sempre

Sulle ragioni del sonno le versioni divergono. In alcune è Zeus a concedere a Endimione di scegliere il proprio destino, e il giovane chiede di dormire per sempre restando immortale e senza età. In altre è Selene a ottenere quel sonno per poterlo ammirare senza che invecchi. Il sonno di Endimione divenne proverbiale: Cicerone, nelle Tusculanae, lo ricorda come esempio di un riposo così profondo da somigliare alla morte senza esserlo.

Proprio questa vicinanza tra sonno e morte spiega la diffusione del tema sui sarcofagi romani del II e III secolo d.C. Su molti di essi Selene scende dal carro, accompagnata da Eros, verso il giovane addormentato. Per le famiglie che li commissionavano, la scena suggeriva un'idea consolante: la morte come un sonno visitato dalla luce, non come una fine definitiva.

Dalla poesia alla pittura moderna

Il mito non si spense con il mondo antico. John Keats intitolò Endymion un lungo poema pubblicato nel 1818, il cui primo verso afferma che «una cosa bella è una gioia per sempre». Nel 1791 Anne-Louis Girodet dipinse Il sonno di Endimione, oggi al Louvre, in cui un raggio di luna filtra tra le fronde e accarezza il corpo del pastore mentre un piccolo Zefiro scosta i rami.

La storia di Endimione mostra bene come i Greci immaginassero la Luna: una presenza femminile, notturna e fedele, che non agisce con la forza ma con lo sguardo. A differenza del Sole, che vede tutto e tutto rivela, Selene sceglie un solo volto da contemplare, e nel silenzio della notte lo custodisce dal passare degli anni.