Selene, la dea greca che guida il carro della Luna
Chi era Selene: genealogia esiodea, l'inno omerico, il carro e i cavalli, le immagini sul Partenone e sull'altare di Pergamo e le credenze tessaliche.
Per i Greci la Luna non era soltanto un astro: era una dea con un nome, una famiglia e un volto. Selene, il cui nome richiama la parola selas, «splendore», è la personificazione diretta del disco lunare. A differenza di Artemide o di Ecate, che assunsero tratti lunari solo col tempo, Selene è la Luna fin dall'inizio, e proprio per questo ebbe pochi templi e molte immagini nella poesia e nell'arte.
Una Titanide figlia della luce
Esiodo, nella Teogonia, la fa nascere da Iperione e Teia, coppia di Titani legata alla luce, e le dà come fratelli Elio, il Sole, ed Eos, l'Aurora. È una genealogia eloquente: le tre forme della luminosità del cielo, giorno, alba e notte, appartengono a una stessa stirpe più antica degli dèi olimpici. Selene precede quindi Zeus e il suo ordine, e conserva un carattere quasi cosmico, più vicino a un fenomeno naturale che a una divinità con un culto organizzato.
Altri autori offrono genealogie diverse. Nell'Inno omerico a Ermes compare come figlia di Pallante, figlio di Megamede, segno che le tradizioni locali non erano uniformi. Da Zeus, secondo l'Inno omerico a lei dedicato, ebbe una figlia di nome Pandia, «tutta luminosa», che ad Atene dava il nome a una festa, le Pandie, di cui sappiamo però assai poco. Più tarda è la tradizione, riferita da Virgilio nelle Georgiche, secondo cui il dio Pan riuscì a sedurre la Luna offrendole il dono di un candido vello.
Il carro, il velo e la falce
L'inno omerico descrive Selene che si bagna nelle acque dell'Oceano, indossa vesti splendenti e aggioga cavalli dalla lunga criniera prima di salire nel cielo della sera. Il carro, a due cavalli e talvolta trainato da buoi, diventa il suo attributo più costante, insieme al velo gonfiato dal vento che le forma un arco sopra il capo e alla falce lunare posata sulla fronte.
Sul frontone orientale del Partenone, scolpito intorno al 438-432 a.C., la testa di uno dei cavalli di Selene sporgeva dall'angolo destro, come se il carro stesse affondando nell'orizzonte mentre a sinistra sorgeva quello di Elio. Il pezzo, oggi al British Museum, è tra le sculture più celebri della Grecia classica. Sull'altare di Pergamo, nel II secolo a.C., Selene appare invece a cavallo, impegnata nella battaglia contro i Giganti.
Tirare giù la Luna
Accanto all'immagine poetica esisteva una credenza popolare tenace. Le donne della Tessaglia avevano fama di saper «tirare giù la Luna» con i loro incantesimi, e Aristofane, nelle Nuvole, mette in scena un personaggio che vorrebbe comprare una maga tessala per catturare l'astro e non pagare più gli interessi, che scadevano col mese lunare. La battuta presuppone un pubblico che conosceva bene quella fama.
Nella tarda antichità Selene si confuse sempre più con Artemide ed Ecate, fino a formare con loro una sola figura dai molti nomi. Eppure la sua immagine originaria, una donna velata che attraversa il cielo su un carro d'argento, è rimasta il modo più semplice e duraturo con cui l'Occidente ha dato forma umana alla Luna.