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Divinità lunari · Studio Esoterico Cornelio · 3 min di lettura

Luna, la dea romana: il tempio dell'Aventino e la Noctiluca del Palatino

La dea Luna nella religione romana: le origini sabine secondo Varrone, il tempio sull'Aventino, la Luna Noctiluca, la biga e il nome del lunedì.

Prima di essere identificata con Diana, la Luna ebbe a Roma un culto proprio, con un nome che coincideva con quello dell'astro. Luna era una dea antica, poco presente nei miti ma ben radicata nei luoghi della città. Le fonti latine ne conservano tracce sparse, sufficienti però a ricostruire una figura autonoma, venerata in templi propri e raffigurata con attributi precisi, distinta dalle grandi dee che più tardi la assorbirono.

Un'origine sabina

Varrone, nel De lingua Latina, elenca Luna tra le divinità alle quali il re sabino Tito Tazio, secondo la tradizione, avrebbe consacrato altari a Roma, accanto a Sole, Flora, Vesta e altri. È un'informazione che va presa con la cautela dovuta a tutte le notizie sull'età regia, ma mostra che i Romani consideravano il culto della Luna molto antico, risalente alle origini stesse della città e alla fusione tra Latini e Sabini.

Lo stesso Varrone ricorda sul Palatino un santuario della Luna Noctiluca, «che illumina la notte», così detto perché vi si teneva accesa una luce durante le ore notturne. La notizia è breve ma preziosa, perché attesta un culto legato al colle più antico di Roma e un rito che imitava, con una lampada, la funzione dell'astro.

Il tempio sull'Aventino

Il santuario più importante della dea sorgeva sull'Aventino. I calendari romani ne fissavano l'anniversario al 31 marzo. Livio racconta che nel 182 a.C. una violenta tempesta strappò le porte del tempio della Luna e le scagliò contro le parti posteriori del vicino tempio di Cerere, un evento registrato tra i prodigi dell'anno. L'episodio dà un'idea della posizione dei due edifici, vicini sullo stesso colle.

Tacito, descrivendo il grande incendio del 64 d.C. sotto Nerone, include il tempio della Luna tra gli edifici antichissimi andati distrutti, e lo attribuisce al re Servio Tullio. Insieme a esso bruciarono altri santuari venerandi della città. Dopo quella data le notizie sul tempio si fanno incerte e non sappiamo con precisione se e come venisse ricostruito.

La biga e il giorno della Luna

Nell'iconografia romana Luna guida una biga, un carro a due cavalli, mentre il Sole conduce una quadriga. La distinzione ricorre sulle monete della Repubblica, dove la dea compare con la falce sul capo, e sui rilievi di età imperiale, nei quali Sole e Luna incorniciano spesso la scena principale ai due lati, come simboli dell'eternità e del ciclo del tempo. Nei rilievi del culto di Mitra, per esempio, i loro busti si affacciano negli angoli superiori.

Con la diffusione della settimana planetaria, nei primi secoli dell'impero, il secondo giorno fu chiamato dies Lunae, il giorno della Luna. Da quella formula derivano l'italiano lunedì, il francese lundi e lo spagnolo lunes, mentre l'inglese Monday e il tedesco Montag continuano la stessa idea attraverso la parola germanica per la Luna.

Del culto di Luna restano dunque pochi frammenti, ma ognuno è significativo: un altare attribuito ai Sabini, una lampada sul Palatino, un tempio scosso dalla tempesta e distrutto dal fuoco, un carro a due cavalli. Sono indizi minimi, che gli storici ricompongono con pazienza. E soprattutto resta un nome che ancora oggi apre la settimana di gran parte d'Europa.