Máni, la Luna della mitologia norrena inseguita dal lupo Hati
Máni e Sól nell'Edda di Snorri: i figli di Mundilfari, i fanciulli Hjúki e Bil, il lupo Hati, la fine al Ragnarök e il nome germanico del lunedì.
Nelle lingue germaniche la Luna è maschile e il Sole femminile: der Mond e die Sonne in tedesco, máni e sól nell'antico norreno. Questa particolarità grammaticale riflette una mitologia precisa, che conosciamo soprattutto grazie all'islandese Snorri Sturluson. Nel mondo nordico, quale emerge dai testi medievali islandesi, la Luna è un giovane che guida l'astro notturno attraverso il cielo, sempre in fuga da un lupo che un giorno riuscirà a raggiungerlo.
I figli di Mundilfari
Le fonti principali sono due. L'Edda poetica, una raccolta di carmi mitologici conservata in un manoscritto islandese del XIII secolo, e l'Edda in prosa, scritta da Snorri intorno al 1220 come manuale per poeti. Nel carme Vafþrúðnismál il gigante sapiente risponde a Odino che il padre della Luna e del Sole si chiama Mundilfari, e che essi devono percorrere il cielo ogni giorno per segnare gli anni agli uomini.
Snorri, nella sezione intitolata Gylfaginning, arricchisce il racconto. Mundilfari aveva due figli così belli da chiamarli Máni e Sól, Luna e Sole. Gli dèi, irritati da tanta presunzione, li presero e li posero in cielo: Sól guida i cavalli che trainano il carro del Sole, mentre Máni regola il corso della Luna e ne stabilisce le fasi crescenti e calanti.
Hjúki e Bil
Secondo Snorri, Máni prese con sé dalla terra due bambini, Hjúki e Bil, nel momento in cui tornavano dalla fonte chiamata Byrgir portando sulle spalle un secchio appeso a un bastone. Da allora i due seguono la Luna e si possono vedere dalla terra. Il passo è probabilmente una spiegazione mitica delle macchie lunari, come accade in molte altre culture. Più avanti, nello stesso testo, Snorri annovera Sól e Bil tra le dee, segno che la piccola portatrice d'acqua aveva conquistato un posto tra le figure divine.
Nell'Ottocento alcuni studiosi proposero di collegare questa coppia alla filastrocca inglese di Jack e Jill, che salgono sulla collina a prendere un secchio d'acqua. È un'ipotesi affascinante ma mai dimostrata, che oggi viene ricordata soprattutto come curiosità nella storia degli studi sul folclore. Resta comunque significativo che anche in Scandinavia, come in Cina o in Polinesia, le ombre della Luna fossero lette come figure umane al lavoro.
Il lupo e la fine del mondo
La corsa della Luna non è tranquilla. Snorri racconta che due lupi inseguono gli astri: Sköll insegue il Sole, mentre Hati, figlio di Hróðvitnir, corre davanti a lui e cerca di afferrare la Luna. In un altro passo si parla di un lupo chiamato Mánagarmr, «cane della Luna», che si nutre della vita dei morti e un giorno inghiottirà l'astro, coprendo di sangue il cielo.
Al Ragnarök, la fine del mondo nella mitologia norrena, i lupi raggiungono le loro prede e il Sole e la Luna vengono divorati. Nel mondo rinnovato che segue, però, una figlia del Sole riprenderà il cammino della madre, mentre il destino della Luna, nelle fonti, rimane avvolto nel silenzio. Della Luna resta intanto una traccia nella lingua quotidiana: l'antico norreno mánadagr e l'inglese Monday, il giorno di Máni.