Tsukuyomi, il kami giapponese della Luna nel Kojiki e nel Nihon Shoki
Tsukuyomi nella mitologia giapponese: la nascita dall'occhio di Izanagi, il regno della notte, la rottura con Amaterasu e i santuari lunari di Ise.
Tra le grandi divinità della mitologia giapponese, Tsukuyomi è forse la più silenziosa. Dio della Luna e fratello della dea del Sole Amaterasu, compare in pochi episodi e quasi non parla. Eppure il suo nome, che si può intendere come «colui che conta le lune» o «la Luna della notte», e la sua separazione dalla sorella spiegano, nel racconto mitico, perché il giorno e la notte non si incontrano mai.
Nati dalla purificazione
Le fonti principali sono il Kojiki, «Cronaca di antichi eventi», completato nel 712, e il Nihon Shoki, «Annali del Giappone», del 720. Entrambi furono composti alla corte imperiale e raccolgono miti più antichi, organizzati per sostenere la discendenza divina della casa regnante. In essi la storia di Tsukuyomi è legata a quella della coppia primordiale, Izanagi e Izanami, che avevano dato forma alle isole del Giappone.
Secondo il Kojiki, Izanagi tornò dal regno dei morti, lo Yomi, dove aveva cercato invano la sposa defunta, e si purificò in un fiume. Dall'occhio sinistro, mentre si lavava, nacque Amaterasu, dall'occhio destro Tsukuyomi, dal naso Susanoo, il dio della tempesta. Izanagi assegnò ad Amaterasu il cielo, a Tsukuyomi il dominio della notte e a Susanoo il mare. Sono considerati i tre figli più nobili del dio, e il fatto che Sole e Luna nascano dagli occhi richiama l'idea antica degli astri come occhi del cielo.
Il delitto e la separazione
Il Nihon Shoki conserva, in una delle sue varianti, un episodio che spiega l'allontanamento tra Sole e Luna. Amaterasu inviò Tsukuyomi a far visita a Ukemochi, divinità del cibo. Questa, per accoglierlo, produsse riso, pesce e selvaggina dalla propria bocca. Tsukuyomi, disgustato, la uccise con la spada. Dal corpo della dea nacquero allora il bestiame, i bachi da seta e le diverse specie di cereali.
Quando Amaterasu seppe del delitto, si adirò e dichiarò che non avrebbe più voluto vedere il fratello. Da quel momento, conclude il racconto, il Sole e la Luna vivono separati da un giorno e da una notte. È interessante notare che nel Kojiki un episodio molto simile è attribuito invece a Susanoo e a un'altra dea del cibo, segno di una tradizione fluida, raccolta in versioni diverse.
Santuari e contemplazione della Luna
A differenza di Amaterasu, Tsukuyomi non ebbe un culto imperiale di grande rilievo. Esistono tuttavia santuari a lui dedicati, tra cui due santuari minori collegati al grande complesso di Ise, il più importante luogo sacro dello shintoismo, e un santuario a Kyoto nell'area di Matsunoo. In questi luoghi il dio è venerato con nomi e grafie leggermente diverse.
Il rapporto giapponese con la Luna si espresse soprattutto in altre forme, come la contemplazione autunnale della Luna piena, lo tsukimi, giunta dalla Cina e diffusa a corte in epoca Heian, o come il racconto di Kaguya-hime, la principessa venuta dalla Luna nel Taketori monogatari, scritto tra IX e X secolo. Tsukuyomi resta però il volto mitico della notte, il fratello che il Sole non vuole più incontrare.