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Divinità lunari · Studio Esoterico Cornelio · 3 min di lettura

Mene e Men: il nome antico della Luna e il dio lunare dell'Anatolia

Mene, nome poetico greco della Luna legato alla misura del mese, e Men, dio lunare di Frigia e Pisidia con la falce dietro le spalle: storia e santuari.

Il primo verso dell'Inno omerico dedicato alla Luna non dice Selene ma Mene: «Narratemi, Muse, della Luna dalle ampie ali». Questo secondo nome, meno noto, apre una strada interessante. Porta infatti alla parola con cui i Greci indicavano il mese, e da lì a un dio maschile venerato per secoli nell'interno dell'Asia Minore, Men, che rappresenta uno dei casi più chiari di divinità lunare non greca accolta nel mondo ellenistico e romano.

La Luna che misura il tempo

Mene è legata al greco men, «mese», e appartiene a una famiglia di parole indoeuropee che comprende il latino mensis e, secondo i linguisti, anche l'inglese moon e month. L'idea di fondo è quella di misura: la Luna è l'astro che scandisce il tempo con le sue fasi regolari, e il mese nasce come intervallo tra due lune nuove. Non è un caso che molte lingue antiche abbiano un solo termine, o termini affini, per la Luna e per il mese.

Nella poesia greca Mene rimase soprattutto un nome alternativo di Selene, usato in contesti solenni o arcaizzanti. Non ebbe un culto proprio distinto, ma conservò nella lingua il ricordo di una Luna intesa più come calendario celeste che come figura mitologica. Anche gli Inni orfici, raccolti in età imperiale, si rivolgono alla Luna con epiteti che insistono sul crescere e sul calare del suo volto.

Men, il dio con la falce sulle spalle

In Frigia, in Lidia e in Pisidia la Luna era invece un dio. Men veniva raffigurato come un giovane con il berretto frigio, spesso a cavallo o in piedi con una lancia, e soprattutto con una grande falce lunare che spunta dietro le spalle. Il suo culto è documentato da monete, rilievi e centinaia di iscrizioni, in gran parte di età ellenistica e romana.

Strabone, geografo dell'età di Augusto, ricorda alcuni dei suoi santuari principali. Ad Antiochia di Pisidia esisteva un sacerdozio di Men Askaios con vasti possedimenti, poi soppresso; tra Laodicea e Carura sorgeva il tempio di Men Karou; a Cabira, nel Ponto, si venerava Men Pharnakou, sul cui nome i re del Ponto pronunciavano il giuramento regale. Il santuario di Antiochia, su un'altura vicina alla città, è stato in parte riportato alla luce dagli archeologi.

Giuramenti e confessioni

Un aspetto singolare del culto di Men emerge dalle cosiddette iscrizioni di confessione della Lidia e della Frigia, databili soprattutto al II e III secolo d.C. In esse fedeli che ritenevano di aver subito una punizione divina per una colpa, come un furto o un giuramento violato, dichiaravano pubblicamente la propria mancanza e la riconciliazione con il dio. Men appare così come garante della parola data e dell'ordine morale della comunità.

Mene e Men, il nome e il dio, raccontano lo stesso legame da due lati diversi. La Luna che ritorna sempre uguale dopo ogni mese divenne per i Greci la misura del tempo e per le genti anatoliche un sovrano che sorveglia i patti. In entrambi i casi l'astro notturno non è solo bellezza, ma regola e memoria.