Diana di Nemi: il bosco sacro, il re sacerdote e lo specchio della Luna
Il santuario di Diana Nemorensis presso Ariccia, il rex Nemorensis, le fiaccole delle Idi di agosto e il tempio dell'Aventino nella Roma antica.
Sui Colli Albani, a sud di Roma, un piccolo lago vulcanico riflette il cielo come una lastra scura. Gli antichi lo chiamavano Speculum Dianae, lo specchio di Diana, e sulle sue rive sorgeva uno dei santuari più venerati del Lazio, quello di Diana Nemorensis, la Diana del bosco sacro, il nemus da cui deriva il nome stesso di Nemi. Qui la dea latina mostrava i suoi tratti più antichi e più misteriosi.
Il re del bosco
Il santuario, nel territorio di Aricia, era servito da un sacerdote singolare, il rex Nemorensis. Secondo le fonti antiche, tra cui il commento di Servio all'Eneide, la carica spettava a uno schiavo fuggitivo che riusciva a uccidere il sacerdote in carica dopo aver spezzato un ramo di un albero sacro. Il nuovo re viveva poi nel timore di subire la stessa sorte. Svetonio racconta che Caligola, ritenendo che il re del momento fosse rimasto in carica troppo a lungo, gli mandò contro uno sfidante più forte.
Questa usanza colpì profondamente l'antropologo scozzese James George Frazer, che nel 1890 ne fece il punto di partenza del suo celebre Il ramo d'oro, un'opera vastissima sulla magia e sulla religione. Molte delle sue interpretazioni sono state in seguito discusse o abbandonate dagli studiosi, ma il re di Nemi è rimasto da allora una delle figure più note della religione romana.
Le fiaccole delle Idi di agosto
La festa principale di Diana cadeva alle Idi di agosto, il 13 del mese. Ovidio, nei Fasti, ricorda le donne che, adorne di corone, portavano fiaccole accese da Roma fino al bosco di Aricia per sciogliere un voto esaudito. Anche Stazio, nelle Selve, descrive il lago illuminato dalle torce in quella stessa ricorrenza. La luce notturna, il lago e la dea formavano un'unica scena che gli antichi associavano facilmente alla Luna.
Nello stesso giorno a Roma si celebrava l'anniversario del tempio di Diana sull'Aventino, che Livio attribuisce al re Servio Tullio. Il tempio aveva un valore politico, perché era stato pensato come santuario comune dei popoli latini. In età imperiale le Idi di agosto erano anche un giorno festivo per gli schiavi, legame che alcuni collegano al ruolo della dea come protettrice di chi stava ai margini.
Diana, Trivia e Luna
Il carme 34 di Catullo, un inno corale a Diana, riassume le sue identità: la dea è Lucina per le partorienti, Trivia dei crocicchi, ed è detta Luna per la sua luce presa in prestito, «notho lumine». In quella definizione si condensa una conoscenza antica, quella della Luna che non brilla di luce propria, e una teologia che faceva di Diana una dea dalle tre sfere, cielo, terra e mondo sotterraneo.
Nel lago di Nemi riposavano anche due grandi navi di età caligoliana, recuperate tra il 1928 e il 1932 con il parziale svuotamento del bacino e poi distrutte da un incendio nel 1944. Oggi un museo sulle sponde ne conserva il ricordo. Il bosco sacro è scomparso, ma il lago continua a riflettere la Luna, come al tempo in cui era lo specchio della dea.