La luce cinerea: Leonardo e il chiarore della Terra sulla Luna
Perché accanto alla falce si vede il resto del disco lunare grigio: la spiegazione del Codice Leicester, Mästlin, Galileo e le misure di Danjon.
Nelle sere successive alla luna nuova, quando la falce è ancora sottile, si nota che il resto del disco non è del tutto nero: appare tenuemente illuminato, di un grigio cenere. È la luce cinerea, un fenomeno che ha incuriosito per secoli osservatori e poeti e la cui spiegazione corretta si deve a uno dei più grandi ingegni del Rinascimento italiano.
La Terra come specchio
La parte della Luna non illuminata dal Sole riceve la luce riflessa dalla Terra. Quando per noi è luna nuova o quasi, per un osservatore lunare sarebbe Terra piena: il nostro pianeta, molto più grande e più riflettente della Luna, appare nel cielo lunare come un disco luminoso che rischiara la notte del satellite. Una parte di quella luce torna verso di noi, ed è ciò che vediamo come luce cinerea.
Il fenomeno è più evidente con la falce crescente dopo il tramonto e con la falce calante prima dell'alba, quando il cielo è scuro e la Luna è ancora vicina al Sole. Con il passare dei giorni la Terra vista dalla Luna entra a sua volta in fase calante, e la luce cinerea si attenua fino a perdersi nel bagliore della parte illuminata dal Sole.
La spiegazione di Leonardo
La spiegazione corretta compare nel Codice Leicester di Leonardo da Vinci, redatto all'incirca tra il 1506 e il 1510. Leonardo comprese che il chiarore della parte scura proveniva dalla luce del Sole riflessa dalla Terra. Attribuiva il ruolo principale alla superficie dei mari, mentre oggi sappiamo che sono soprattutto le nubi e i ghiacci a riflettere la luce, ma il principio era esatto.
Le note di Leonardo rimasero a lungo sconosciute. L'idea fu riproposta in modo indipendente alla fine del Cinquecento dall'astronomo tedesco Michael Mästlin, maestro di Keplero, e Galileo la discusse ampiamente nel Sidereus Nuncius del 1610. Per Galileo la luce cinerea dimostrava che la Terra brilla come gli altri corpi celesti e non è un luogo opaco e immobile, separato dal resto del cosmo.
Tra poesia e folklore
La luce cinerea è entrata anche nella tradizione popolare. Nelle Isole britanniche il fenomeno era descritto come la vecchia luna tra le braccia della nuova, e un'antica ballata scozzese, Sir Patrick Spens, lo presenta come presagio di tempesta per i marinai. In italiano il nome stesso, legato al colore della cenere, sottolinea il carattere smorto e quasi spettrale di quel chiarore, che in molte culture accompagnava l'idea della Luna rinata.
Una misura del clima
Nel Novecento l'astronomo francese André Danjon misurò sistematicamente l'intensità della luce cinerea per stimare la quantità di luce riflessa dalla Terra, la sua albedo. Programmi analoghi sono stati condotti anche in tempi recenti, perché le variazioni della luce cinerea rispecchiano i cambiamenti della copertura nuvolosa del nostro pianeta e forniscono un dato utile agli studi sul clima.
Ogni volta che osserviamo la falce sottile con il disco grigio, vediamo in realtà la luce del Sole che ha toccato la Terra, ha raggiunto la Luna ed è tornata ai nostri occhi. In quel tenue riflesso, che Leonardo seppe leggere per primo, la Terra si mostra per un istante come un astro tra gli astri.