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Fasi e cicli · Studio Esoterico Cornelio · 3 min di lettura

Le fasi lunari: perché la Luna cambia volto ogni notte

Dalla luna nuova al plenilunio: come nascono le otto fasi lunari, che cosa sono terminatore e quadrature e quali simboli la tradizione vi ha legato.

Nessun altro astro cambia aspetto in modo così evidente e regolare. Ogni sera la Luna mostra una porzione diversa del proprio disco illuminato, e questa trasformazione, ripetuta sotto gli occhi di tutti i popoli, è stata il primo orologio dell'umanità. Comprendere le fasi significa comprendere una geometria semplice: la posizione reciproca di Sole, Terra e Luna e il punto da cui noi la osserviamo.

Una sfera illuminata a metà

La Luna non produce luce propria, ma riflette quella del Sole. In ogni istante metà della sua superficie è illuminata e metà è in ombra, come accade alla Terra con il giorno e la notte. Ciò che cambia nel corso del mese è quanta parte dell'emisfero illuminato è rivolta verso di noi. Già nel V secolo a.C. il filosofo Anassagora di Clazomene sosteneva che la Luna ricevesse la luce dal Sole, un'idea allora tutt'altro che ovvia.

La linea che separa la parte chiara da quella scura si chiama terminatore. Lungo questa linea, per un ipotetico osservatore posto sulla Luna, il Sole sta sorgendo o tramontando. Le ombre di crateri e montagne si allungano, ed è per questo che al telescopio il rilievo lunare appare molto più nitido vicino al terminatore che nella luce piatta del plenilunio.

Le otto tappe del ciclo

Per convenzione si distinguono otto fasi. Alla luna nuova il satellite si trova all'incirca tra la Terra e il Sole e ci volge la faccia buia, invisibile nel bagliore del giorno. Seguono la falce crescente, il primo quarto, con metà disco illuminato, e la fase gibbosa crescente. La luna piena arriva quando la Luna è dalla parte opposta al Sole: sorge al tramonto e tramonta all'alba. Poi il ciclo si ripete al contrario con gibbosa calante, ultimo quarto e falce calante.

Il primo e l'ultimo quarto prendono il nome di quadrature, perché Luna e Sole, visti dalla Terra, formano un angolo di novanta gradi. Luna nuova e luna piena sono invece dette sizigie, da un termine greco che indica l'essere aggiogati insieme. Poiché la Luna si sposta verso est di circa tredici gradi al giorno rispetto alle stelle, sorge in media una cinquantina di minuti più tardi ogni giorno.

Proverbi per riconoscerle

Per distinguere la luna crescente da quella calante la tradizione popolare italiana ha coniato un detto ancora noto: «gobba a ponente, luna crescente; gobba a levante, luna calante». La gobba è la parte convessa della falce. Un'antica regola mnemonica latina chiamava invece la Luna «mendace», perché quando disegna una C sta decrescendo e quando disegna una D sta crescendo. Entrambe le regole valgono nell'emisfero boreale; a sud dell'equatore la figura appare rovesciata.

Il simbolo del divenire

Fin dall'antichità le fasi sono state lette come immagine della nascita, della maturità e del declino. Nel mondo greco tardo, soprattutto negli inni orfici e nei testi magici, Selene, Artemide ed Ecate furono talvolta accostate ai diversi aspetti dell'astro. La Luna che ogni mese scompare e ritorna divenne nella tradizione simbolo di rigenerazione, e il suo ritorno costante una promessa che anche l'oscurità ha un termine.

Osservare le fasi resta l'esercizio astronomico più semplice e istruttivo: basta guardare il cielo alla stessa ora per alcune sere consecutive, annotando forma e posizione della falce. In quella lenta metamorfosi si leggono insieme la geometria del sistema solare e la radice di innumerevoli calendari, miti e riti che l'umanità ha costruito intorno all'astro della notte.