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Fasi e cicli · Studio Esoterico Cornelio · 3 min di lettura

Luna blu: storia di un'espressione nata da un equivoco

Seconda luna piena del mese o terza di una stagione con quattro? Le due definizioni di luna blu, l'errore del 1946 e le rare lune davvero azzurre.

Poche espressioni astronomiche hanno una storia tanto curiosa. La luna blu non ha nulla di blu, non è un fenomeno fisico particolare e la sua definizione più diffusa nasce da un errore di lettura. Eppure il termine compare ogni pochi anni sui giornali e conserva un fascino che deriva da un antico modo di dire inglese e da alcuni rari eventi atmosferici.

Due definizioni

Oggi si chiama luna blu soprattutto la seconda luna piena di un mese di calendario. Poiché il mese sinodico dura circa 29,5 giorni, mentre quasi tutti i mesi del calendario ne contano 30 o 31, può capitare che un plenilunio cada nei primi giorni del mese e un altro negli ultimi. Accade in media ogni due anni e mezzo o tre; nel 2026, per esempio, maggio ha avuto due lune piene, il 1° e il 31.

Esiste però una definizione più antica, detta stagionale. Una stagione astronomica, da un solstizio a un equinozio, contiene di solito tre lune piene; quando ne contiene quattro, la terza viene chiamata luna blu. Questa regola compariva nel Maine Farmers' Almanac, un almanacco statunitense, nella prima metà del Novecento, e serviva a mantenere i nomi tradizionali delle lune piene allineati con le rispettive stagioni.

L'errore del 1946

Nel 1946 un articolo della rivista Sky & Telescope, cercando di spiegare la regola dell'almanacco, la interpretò erroneamente come seconda luna piena del mese. La nuova definizione fu ripresa in seguito da programmi radiofonici e giochi a quiz e si diffuse rapidamente. Nel 1999 la stessa rivista pubblicò una ricostruzione della vicenda, riconoscendo lo sbaglio, ma ormai la versione mensile era entrata nell'uso comune e da allora le due definizioni convivono.

Un modo di dire inglese

In inglese l'espressione «once in a blue moon» significa «molto raramente» ed è attestata almeno dall'Ottocento. Ancora prima, in un pamphlet satirico inglese del 1528, dire che la luna è blu equivaleva a sostenere un'assurdità a cui si era costretti a credere. L'idea originaria, dunque, non era quella di un evento raro, ma di qualcosa di impossibile, e solo più tardi il senso si spostò verso la rarità.

Quando la Luna è davvero azzurra

Eppure la Luna può davvero apparire azzurra. Dopo l'eruzione del Krakatoa nel 1883 e durante i grandi incendi forestali del Canada nel settembre del 1950, particelle di dimensioni particolari sospese nell'atmosfera filtrarono la luce rossa, facendo apparire la Luna e il Sole bluastri in diverse regioni del mondo. Sono eventi rari, legati alla grandezza delle particelle e non al calendario, che nessun almanacco può prevedere.

Nella tradizione popolare la luna blu non ha un significato simbolico antico e codificato: la sua aura di eccezionalità è in gran parte moderna. La sua storia insegna però qualcosa di prezioso sul modo in cui nascono le tradizioni, che talvolta si formano non nella notte dei tempi, ma tra le pagine di una rivista e le onde di una radio.

Chi vuole osservare una luna blu, secondo l'una o l'altra definizione, vedrà dunque una normale luna piena. Ciò che la rende speciale non è il colore, ma il calendario: un piccolo scarto tra il ritmo della Luna e quello dei mesi umani, che ogni tanto lascia spazio a un plenilunio in più.