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Divinità lunari · Studio Esoterico Cornelio · 2 min di lettura

Ecate triforme: la dea dei crocicchi, delle torce e della Luna nuova

Ecate dalla Teogonia all'Inno a Demetra, le cene della Luna nuova ai crocicchi, le statue triple di Alcamene e il santuario di Lagina in Caria.

Poche divinità greche hanno cambiato volto quanto Ecate. Nella poesia arcaica è una dea potente e benevola, onorata da Zeus sopra tutte le altre. Nell'età classica diventa la signora dei crocicchi e delle soglie, accompagnata da torce e da cani. Nella tarda antichità, infine, si trasforma in una grande dea cosmica e lunare, unita a Selene e ad Artemide in una sola figura dai tre volti. Seguire questa trasformazione significa attraversare mille anni di religione antica.

La dea onorata da Zeus

La testimonianza più antica e più sorprendente è quella di Esiodo. Nella Teogonia, composta probabilmente intorno al 700 a.C., un lungo passo celebra Ecate, figlia del Titano Perse e di Asteria, come la dea alla quale Zeus lasciò i privilegi che aveva fin dall'origine sulla terra, sul mare e nel cielo. Esiodo le attribuisce il potere di concedere successo nelle assemblee, in guerra, nelle gare, nella pesca e nell'allevamento. Non c'è traccia, qui, di aspetti oscuri.

Nell'Inno omerico a Demetra Ecate compare invece in un ruolo più notturno. Dalla sua grotta sente il grido di Persefone rapita da Ade e, con una fiaccola in mano, accompagna Demetra nella ricerca della figlia. Quando Persefone torna dagli Inferi, Ecate diventa sua compagna. È probabilmente da questo legame con la regina dei morti che deriva parte del suo carattere sotterraneo.

Le cene ai crocicchi

Ad Atene, nell'età classica, Ecate era venerata presso le porte delle case e soprattutto agli incroci di tre strade, da cui l'epiteto latino Trivia. A ogni Luna nuova le si deponevano ai crocicchi offerte di cibo, le cosiddette cene di Ecate. Aristofane, nel Pluto, scherza su queste offerte notando che i poveri finivano per mangiarle prima ancora che la dea potesse goderne. La scadenza mensile collegava già la dea al ciclo lunare.

Pausania attribuisce allo scultore Alcamene, attivo nella seconda metà del V secolo a.C., la prima statua di Ecate formata da tre figure unite schiena contro schiena, collocata sull'Acropoli di Atene presso il tempio di Atena Nike. Da allora l'immagine triforme si diffuse in tutto il mondo greco con le piccole colonnine chiamate hekataia, poste agli incroci e davanti alle porte.

Tre volti, una sola dea

Il santuario più importante di Ecate si trovava a Lagina, in Caria, dove in età ellenistica fu costruito un grande tempio con un fregio scolpito e dove si celebrava una processione della chiave, simbolo della dea che apre e chiude i passaggi. A Roma la sua figura si fuse con quelle di Diana e della Luna. Virgilio, nell'Eneide, la invoca come «Ecate triplice, i tre volti della vergine Diana».

Nei secoli dell'impero, gli Oracoli caldaici e i filosofi neoplatonici fecero di Ecate una potenza intermedia tra il mondo divino e quello umano, una sorta di anima del cosmo. La Ecate dei grimori medievali e delle streghe letterarie, da Shakespeare in poi, è l'ultima eco di questa lunga storia, ma rappresenta solo una delle sue facce, e nemmeno la più antica.