Iside regina del cielo: la Luna nell'Egitto dei Greci e in Apuleio
Come Iside divenne dea lunare nel mondo greco-romano: Diodoro, il trattato di Plutarco su Iside e Osiride e la visione della dea nelle Metamorfosi di Apuleio.
Nell'Egitto dei faraoni Iside non era una dea della Luna. Era la sposa fedele di Osiride, la madre di Horus, la maga che con la sua sapienza ricomponeva il corpo del marito ucciso. Il disco che porta tra le corna, ereditato dall'iconografia di Hathor, era in origine solare. Fu nel mondo greco e romano che Iside divenne la regina della notte e della Luna, e questa trasformazione è documentata da testi precisi.
Lo sguardo dei Greci sull'Egitto
Diodoro Siculo, storico del I secolo a.C., scrive nel primo libro della sua Biblioteca storica che gli antichi Egiziani, osservando il cielo, avevano riconosciuto due dèi eterni e primordiali, il Sole e la Luna, e li avevano chiamati Osiride e Iside. È un'interpretazione greca, non una traduzione fedele della teologia egizia, ma ebbe un'enorme influenza su come l'Occidente avrebbe immaginato la dea per secoli.
Plutarco, nel trattato Su Iside e Osiride, scritto tra il I e il II secolo d.C., raccoglie diverse interpretazioni simboliche del mito. Alcuni, riferisce, collegavano i ventotto anni di regno o di vita attribuiti a Osiride ai giorni in cui la Luna è visibile, e lo smembramento del suo corpo in quattordici parti ai giorni della Luna calante. Plutarco presenta queste letture come opinioni di altri, accanto a molte spiegazioni diverse.
L'apparizione di Cencre
Il testo più celebre sulla Iside lunare è l'undicesimo libro delle Metamorfosi di Apuleio, il romanzo latino noto anche come L'asino d'oro, scritto nel II secolo d.C. Il protagonista Lucio, trasformato in asino, si sveglia di notte sulla spiaggia di Cencre, presso Corinto, e vede la Luna piena sorgere splendente dal mare. Si purifica nelle onde e rivolge alla dea una preghiera che si apre con l'invocazione «Regina caeli», regina del cielo.
Nella preghiera Lucio non sa con quale nome chiamarla e ne elenca diversi: Cerere, Venere celeste, la sorella di Febo, Proserpina. La dea gli appare in sogno con un disco luminoso simile a uno specchio sulla fronte, e si presenta come la madre della natura, venerata da tutti i popoli sotto nomi diversi, ma conosciuta con il suo vero nome, Iside, dagli Egiziani.
Una dea per tutto l'impero
Il passo di Apuleio riflette la diffusione reale del culto isiaco in tutto il Mediterraneo. A Roma, a Pompei, a Delo e in molte altre città sorgevano templi di Iside, e ogni anno, all'inizio di marzo, si celebrava il Navigium Isidis, la festa che apriva la stagione della navigazione e che lo stesso Apuleio descrive con ricchezza di dettagli. Il tempio di Iside a Pompei, ritrovato nel Settecento, è uno dei meglio conservati.
La Iside lunare è dunque in larga parte una creazione dell'incontro tra culture: una dea egizia letta con gli occhi della filosofia greca e della pietà romana. In questa veste di regina del cielo, dai molti nomi e dall'unica sostanza, attraversò l'antichità e rimase a lungo un simbolo potente nella tradizione esoterica europea.