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Divinità lunari · Studio Esoterico Cornelio · 2 min di lettura

Mama Quilla, la Madre Luna degli Inca e la stanza d'argento del Coricancha

Mama Quilla, sposa di Inti nella religione inca: la sala d'argento del Coricancha descritta da Garcilaso, le eclissi, le regine e la festa di Coya Raymi.

Nella religione dell'impero inca il Sole, Inti, era il progenitore divino dei sovrani, e accanto a lui stava la Luna, Mama Quilla, la «Madre Luna». Se l'oro era il metallo del Sole, l'argento apparteneva a lei. Le notizie su questa dea ci giungono soprattutto dai cronisti del periodo coloniale, spagnoli e meticci, che raccolsero le memorie di un mondo appena scomparso dopo la conquista del Perù negli anni Trenta del Cinquecento.

La stanza della Luna

Il più grande santuario inca era il Coricancha di Cusco, il «recinto d'oro», dedicato soprattutto al Sole. L'Inca Garcilaso de la Vega, figlio di un conquistatore e di una principessa inca, ne lasciò una descrizione nei Comentarios Reales de los Incas, pubblicati a Lisbona nel 1609. Accanto alla sala del Sole, scrive, si trovava quella della Luna, interamente rivestita di lastre d'argento, con un'immagine della dea dal volto di donna.

Secondo lo stesso Garcilaso, in quella sala erano disposti i corpi imbalsamati delle regine defunte, le coya, in ordine di antichità, rivolti verso l'immagine della Luna. La scelta riflette un'idea precisa: come i re erano figli del Sole, le regine erano poste sotto la protezione della Luna, considerata sorella e sposa di Inti. Oggi sulle fondamenta del Coricancha sorge il convento di Santo Domingo, che ne conserva ancora parti delle murature originali.

Quando la Luna si ammala

Le eclissi di Luna suscitavano grande timore. Garcilaso racconta che gli Inca, vedendo l'astro oscurarsi, dicevano che la Luna era malata e che, se fosse morta, sarebbe caduta dal cielo travolgendo il mondo. Per scongiurare il pericolo suonavano trombe e corni, battevano tamburi e percuotevano i cani perché ululassero, convinti che la Luna fosse affezionata a quegli animali e li avrebbe uditi.

Altri cronisti riferiscono credenze simili, secondo le quali un puma o un serpente stava cercando di divorare la Luna. È una spiegazione delle eclissi che si ritrova, con animali diversi, in molte culture del mondo, dalla Cina all'India alla Scandinavia. In questi racconti la Luna appare vulnerabile, bisognosa dell'aiuto degli uomini per sopravvivere, e il rumore collettivo diventa un gesto di solidarietà verso l'astro minacciato.

Il calendario e la festa della regina

Come molti popoli agricoli, gli Inca regolavano il tempo con un calendario che combinava i mesi lunari con l'osservazione del Sole, necessaria per fissare le date delle semine e dei raccolti. Il cronista indigeno Felipe Guaman Poma de Ayala, nella sua Nueva corónica, illustrata all'inizio del Seicento, attribuisce al mese di settembre il nome di Coya Raymi, la festa della regina, dedicata alla Luna.

In quel periodo si svolgeva anche la Citua, una cerimonia collettiva destinata, secondo le credenze del tempo, a scacciare dalla città le malattie con l'arrivo della stagione delle piogge. Mama Quilla era così legata al ritmo dell'anno, alla figura della regina e alla vita delle donne. Della sua sala d'argento non resta nulla, ma il suo nome sopravvive nella lingua quechua, dove quilla indica ancora la Luna e il mese.