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Fasi e cicli · Studio Esoterico Cornelio · 3 min di lettura

I nodi lunari: Testa e Coda del Drago tra astronomia e mito

Che cosa sono i nodi lunari, perché arretrano in 18,6 anni e come sono diventati Rahu e Ketu in India e caput e cauda draconis nell'Europa medievale.

Sono punti invisibili, privi di stelle e di luce, eppure hanno occupato un posto centrale nell'astrologia di mezzo mondo. I nodi lunari sono semplicemente le intersezioni tra l'orbita della Luna e l'eclittica, ma il loro legame con le eclissi li ha trasformati, nell'immaginario di molti popoli, in creature mostruose capaci di inghiottire gli astri.

Due incroci nel cielo

Poiché l'orbita lunare è inclinata di circa 5,1 gradi sull'eclittica, la Luna trascorre metà del mese a nord e metà a sud del percorso apparente del Sole. Il nodo ascendente è il punto in cui la Luna attraversa l'eclittica salendo verso nord, il nodo discendente quello in cui scende verso sud. Le eclissi avvengono soltanto quando Sole e Luna si trovano allineati in prossimità di uno di questi due punti.

La linea dei nodi non è fissa: per effetto dell'attrazione solare arretra lungo lo zodiaco, compiendo un giro completo in circa 18,6 anni. Di conseguenza il Sole incontra lo stesso nodo ogni 346,6 giorni circa, un intervallo chiamato anno delle eclissi. Ogni anno si hanno così due stagioni delle eclissi, lunghe poco più di un mese e separate da circa sei mesi, che anticipano ogni anno di una ventina di giorni.

Rahu e Ketu

Nella tradizione indiana i nodi prendono il nome di Rahu e Ketu. Il mito, narrato nel Mahabharata e nei Purana, racconta che durante la frullatura dell'oceano di latte gli dèi ottennero l'amrita, la bevanda dell'immortalità. Un demone si mescolò a loro per berne un sorso, ma il Sole e la Luna lo denunciarono a Vishnu, che gli recise la testa con il suo disco. Poiché aveva già bevuto, la testa divenne immortale con il nome di Rahu, e il corpo divenne Ketu.

Da allora, secondo il racconto, Rahu insegue il Sole e la Luna per vendicarsi e talvolta li inghiotte, ma gli astri riappaiono presto, perché la testa è priva di corpo e non può trattenerli. Nell'astrologia indiana Rahu e Ketu sono contati tra i nove graha, le potenze celesti che secondo questa tradizione influirebbero sulla vita umana, pur non essendo corpi visibili.

Il drago dei latini

Attraverso l'astronomia araba l'immagine del drago giunse nell'Europa medievale. Il nodo ascendente fu chiamato caput draconis, testa del drago, e quello discendente cauda draconis, coda del drago. I simboli usati ancora oggi negli almanacchi ricordano un ferro di cavallo, diritto o capovolto. Gli astrologi medievali attribuivano alla testa una natura favorevole e alla coda una natura avversa, e ne tenevano conto negli oroscopi come punti significativi.

Il drago come divoratore della luce compare anche altrove. In Cina le eclissi erano spiegate, secondo la credenza popolare, come l'opera di un drago o di un cane celeste, e le cronache imperiali le registravano con cura perché erano considerate messaggi rivolti al sovrano. Il motivo comune è sempre lo stesso: un mostro nascosto lungo il cammino del Sole e della Luna.

Una geometria diventata racconto

Nell'astrologia moderna i nodi sono stati spesso reinterpretati come simboli di direzione e di eredità del passato, una lettura che non appartiene alle fonti antiche. Al di là delle interpretazioni, la loro storia mostra con chiarezza come un concetto puramente geometrico, nato per spiegare le eclissi, sia diventato un racconto mitico: il drago che divora la luce e poi è costretto a restituirla.