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Fasi e cicli · Studio Esoterico Cornelio · 3 min di lettura

Il ciclo di Saros: come i Babilonesi prevedevano le eclissi

223 lunazioni, 18 anni e una manciata di giorni: come funziona il ciclo di Saros, che cosa sapevano i Babilonesi e perché il suo nome nasce da un equivoco.

Un'eclissi non è un evento isolato. Diciotto anni e dieci o undici giorni più tardi un'eclissi molto simile si ripete, con la Luna nella stessa posizione rispetto ai nodi e quasi alla stessa distanza dalla Terra. Questo intervallo, sfruttato da oltre due millenni, porta il nome di Saros ed è uno dei più antichi strumenti di previsione astronomica di cui si abbia notizia.

Tre cicli che si incontrano

Il Saros dura 223 mesi sinodici, pari a circa 6585,3 giorni. La sua efficacia nasce da una triplice coincidenza: 223 mesi sinodici equivalgono quasi esattamente a 242 mesi draconitici e a 239 mesi anomalistici. Dopo un Saros, dunque, Sole, Luna e nodi tornano quasi nella stessa configurazione e la Luna si trova a una distanza simile, per cui l'eclissi successiva ha tipo e durata analoghi.

La frazione di giorno, circa otto ore, ha una conseguenza curiosa. In quel tempo la Terra ruota di un terzo di giro, e l'eclissi successiva della serie si verifica circa 120 gradi di longitudine più a ovest. Dopo tre Saros, cioè 54 anni e 33 giorni circa, l'eclissi torna all'incirca nella stessa regione del globo. I Greci chiamavano questo periodo triplo exeligmos, cioè «giro della ruota».

Dalle tavolette di Babilonia

Gli astronomi babilonesi tennero per secoli registri sistematici delle osservazioni, i cosiddetti diari astronomici, e nella seconda metà del I millennio a.C. usavano un ciclo di 223 mesi per stabilire quando un'eclissi fosse possibile. Alcune tavolette cuneiformi, conservate in gran parte al British Museum, dispongono le eclissi in schemi di diciotto anni. Il metodo non diceva sempre se l'eclissi sarebbe stata visibile a Babilonia, ma indicava i mesi in cui attendersela.

Il nome Saros, invece, è moderno. Lo introdusse l'astronomo inglese Edmond Halley alla fine del Seicento, riprendendolo dal lessico bizantino Suda, dove il termine babilonese sar, che indicava il numero 3600, era associato per errore a un periodo di mesi lunari. Il nome, nato da un equivoco filologico, è rimasto in uso fino a oggi in tutta la letteratura astronomica.

Serie che nascono e muoiono

Le eclissi legate da un Saros formano una serie. Ogni serie nasce con una piccola eclissi parziale vicino a uno dei poli, prosegue con eclissi centrali sempre più vicine all'equatore e si spegne al polo opposto, dopo un periodo che va da circa 1200 a 1500 anni e comprende da 69 a 87 eclissi. Le serie sono numerate: l'eclissi totale di Sole del 12 agosto 2026, per esempio, appartiene alla serie 126, la stessa delle eclissi del 1990 e del 2008.

Un cielo che si ripete

Nel mondo antico la ricorrenza periodica delle eclissi rafforzò l'idea che il cielo seguisse un ordine regolare e che gli eventi celesti tornassero come in una ruota, un'immagine cara anche alla tradizione astrologica. Plinio il Vecchio, nella Naturalis historia, ricorda che le eclissi ritornano secondo cicli di 223 mesi, testimoniando quanto quella conoscenza, nata in Mesopotamia, fosse ormai diffusa nel mondo greco e romano.

Il Saros mostra come l'osservazione paziente, protratta per generazioni, possa trasformare un fenomeno temuto in un evento atteso. Ciò che un tempo appariva come un segno improvviso degli dèi divenne, grazie agli scribi di Babilonia, il ritorno di un ritmo misurabile, scritto in cuneiforme su piccole tavolette d'argilla e tramandato poi agli astronomi greci.