La Luna nelle case: la gioia della Dea e la Parte di Fortuna
La Luna nelle dodici case dell'astrologia classica: la gioia nella terza casa detta Dea, la Parte di Fortuna di Vettio Valente e la forza degli angoli.
Le case astrologiche dividono il cielo locale, al momento di una nascita o di un evento, in dodici settori che partono dall'ascendente, il punto dell'orizzonte orientale. Ogni casa riguarda un ambito della vita: la persona, i beni, i fratelli, i genitori e così via. Nella tradizione ellenistica e poi medievale la Luna aveva con questo sistema un rapporto speciale, che si esprimeva soprattutto in due dottrine: le «gioie» dei pianeti e la Parte di Fortuna.
La terza casa, luogo della Dea
Secondo la dottrina delle gioie, ogni pianeta si trova particolarmente a suo agio in una determinata casa. La Luna gioisce nella terza, che le fonti chiamavano «la Dea», mentre il Sole gioisce nella nona, detta «il Dio». Le due case sono opposte e si trovano rispettivamente sotto e sopra l'orizzonte, una disposizione che rifletteva l'opposizione tra il luminare della notte e quello del giorno. Lo schema compare, tra gli altri, nella Mathesis di Firmico Materno, composta intorno al 335.
Il legame tra la terza casa e la Luna si spiegava anche con i significati del settore. La terza riguardava i viaggi brevi, i fratelli e, in molte fonti, i culti e le pratiche religiose, così come la nona riguardava i viaggi lunghi, la sapienza e la divinazione. La Luna, astro veloce e mutevole, che compie il giro dello zodiaco in poco più di ventisette giorni, appariva adatta agli spostamenti frequenti e alle faccende della vita quotidiana.
La Parte di Fortuna
La seconda dottrina riguarda i «lotti» o «parti», punti ricavati combinando le posizioni dei pianeti. Il più importante era la Parte di Fortuna, ottenuta riportando a partire dall'ascendente la distanza tra il Sole e la Luna. Molti autori ellenistici, tra cui Vettio Valente nel II secolo, invertivano il calcolo per le nascite notturne, mentre Tolomeo preferiva usare sempre lo stesso ordine. La Parte di Fortuna era considerata una sorta di ascendente lunare, legato al corpo e ai beni materiali.
Proprio per questo, nella tradizione ellenistica, la Parte di Fortuna poteva diventare il punto di partenza di un secondo giro di case, i luoghi contati dalla Fortuna, usati in particolare da Vettio Valente per giudicare la condizione materiale e la carriera. Dalle stesse posizioni dei luminari si ricavava poi la Parte dello Spirito, speculare alla prima e collegata alle azioni e all'intelletto. La coppia Sole-Luna reggeva così un intero apparato interpretativo.
Case angolari e case cadenti
Nell'interpretazione corrente, la posizione della Luna nelle case veniva valutata soprattutto in base alla forza del settore. Le case angolari, cioè la prima, la quarta, la settima e la decima, erano le più potenti; le succedenti avevano forza media; le cadenti, come la terza, la sesta, la nona e la dodicesima, erano deboli. La terza e la nona facevano eccezione proprio in virtù delle gioie dei luminari, a riprova di quanto i sistemi antichi conservassero strati di origine diversa.
Gli astrologi latini del Medioevo, da Michele Scoto alla corte di Federico II fino a Guido Bonatti, ereditarono queste regole attraverso le traduzioni dall'arabo. Il termine «casa», dal latino domus, affiancò e poi sostituì il greco topos, «luogo», generando una certa confusione con i domicili dei pianeti nei segni. Nei testi rinascimentali si incontrano così due significati della stessa parola, che il lettore moderno deve distinguere con attenzione.
La Luna nelle case mostra un aspetto meno noto della tradizione astrologica: non soltanto un astro che transita nei segni, ma un riferimento per costruire l'intero tema. La Dea della terza casa e la Parte di Fortuna testimoniano un'epoca in cui il rapporto tra Sole e Luna, tra giorno e notte, era la chiave di lettura di ogni configurazione celeste e di ogni destino umano.